Rifiuti, contratti al palo: scatta lo sciopero
Lunedì stop degli operatori ecologici: a Reggio sono oltre 400. Presidio sotto Iren Ambiente, poi all’inceneritori di Parma
REGGIO EMILIA. Più ore di lavoro, almeno per gli amministrativi (che dovrebbero passare da 36 a 38 ore come tutti gli altri lavoratori del comparto), nessun aumento salariale e un azzeramento dei permessi e dei distacchi sindacali (che gli stessi sindacati riconoscono essere molto ampi e su cui sono disposti a discutere, ma non ad eliminare). Da queste istanze, hanno detto ieri i sindacati del settore dell’igiene ambientale di Cgil, Cisl e Uil, parte lo sciopero nazionale indetto lunedì 30 maggio che su Reggio Emilia conta oltre 400 addetti. «È difficile rinnovare un contratto scaduto da circa 30 mesi e che ci vede confrontarci con due tavoli di trattativa - hanno affermato i sindacati - quello delle multiutility che è il più rigido, e quello privato, più possibilista».
Proprio a Reggio si terrà un presidio davanti alla sede di Iren Ambiente, in via Dei Gonzaga dalle 04 del mattino alle 10.30. Di seguito i lavoratori si sposteranno in presidio presso l’inceneritore di Iren a Parma fino alle 13. Nella nostra provincia i lavoratori sono suddivisi infatti tra il colosso Iren, la municipalizzata Sabar e le aziende cooperative o private che operano in appalto e sub appalto. Un numero di addetti che per difetto, stimano gli stessi sindacati in tutta la nostra regione, oscilla intorno alle 10mila unità.
Il timore dei sindacati è che entrambe le controparti pubbliche e private vogliano far saltare ogni ipotesi di accordo per spacchettare il contratto e introdurre anche nel comprato dell'igiene ambientale le norme previste dal Job Act. Norme, sottolineano Cgil, Cisl e Uil, che fanno si che ogni lavoratore ad ogni passaggio da un azienda all'altra (come avviene normalmente quando i contratti di appalto e sub appalto con le multiutility hanno una durata annuale o biennale) riparta sempre ex novo senza portare con se l'anzianità e diritti nel frattempo maturati. E' la cosiddetta clausola sociale che in Emilia Romagna è presente nel protocollo sottoscritto tra organizzazioni sindacali e Atersir (l'organismo regionale che determina le tariffe del servizio idrico e raccolta rifiuti), ma non è così nel resto del Paese. Per Cgil, Cisl e Uil è quindi indispensabile superare nell’assegnazione degli appalti la logica del massimo ribasso, per privilegiare le aziende che nel concorrere mettono a disposizione mezzi tecnici, e professionalità adeguate. Ma su tutto c'è il timore «che le multiutility abbiano ormai deciso di occuparsi solo di una parte del ciclo di raccolta e smaltimento rifiuti, occupandosi degli impianti di incenerimento lasciando alle aziende che vincono gli appalti gli investimenti e costi necessari per i mezzi e la professionalità del personale indispensabile per garantire alla collettività un servizio adeguato».
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