Pagliani non diffamò la presidente Masini
Gara di Global Service, non luogo a procedere per il consigliere provinciale: «Io, perseguitato per aver detto la verità»
REGGIO EMILIA. La presidente della Provincia Sonia Masini non forzò la mano sull’appalto di global service da 14 milioni ma al contempo il consigliere Giuseppe Pagliani non la diffamò con gli attacchi che le lanciò dai banchi dell’opposizione. Messa giù così, l’eterna disputa condita da accuse incrociate tra le due anime politiche della Provincia di Reggio sembra finire con un pareggio. Ma nessuno dei due contendenti è disposto a mettere una “X” a tabellino. Fatto sta che ieri si è chiuso l’ultimo e definitivo capitolo sulla vicenda relativa all’assegnazione dell’appalto che, secondo Pagliani non era stato del tutto regolare. Masini lo querelò facendolo così perseguire dal tribunale per il reato di diffamazione. Ieri, però, il giudice per l’udienza preliminare Angela Baraldi ha emesso nei confronti dell'esponente di Forza Italia una sentenza di non luogo a procedere perché, in attesa di più approfondite motivazioni, la critica era di carattere politico e quindi legittima visto il contesto. Sentenza accolta in aula da Pagliani con un motto di esultanza. Per lui, infatti, la pronuncia favorevole giunge dopo quella ben più rilevante di un mese fa di assoluzione per non aver commesso il fatto nel processo locale Aemilia sulla ’ndragheta, dove era imputato per associazione esterna. «Si conclude dopo 5 anni una vicenda giudiziaria iniziata nel 2011 con la querela di Sonia Masini, ex presidente della Provincia, nei miei confronti per le mie critiche relative al grande e rilevante appalto provinciale da oltre 14 milioni di euro denominato Global Service» dice Pagliani che fuori dall’aula stringe soddisfatto le mani ai colleghi avvocati e si fa scattare foto - Le mie erano critiche politiche giustificate che si basavano sulle lamentele di alcune aziende partecipanti al bando di gara». E ancora: «Non ho mai diffamato nessuno, ho detto semplicemente la verità e ho fatto il mio dovere di consigliere di opposizione» mette in chiaro, «anche se la presidente ha cercato in tutti i modi di farmi tacere, oggi registro con immensa soddisfazione che anche il tribunale di Reggio, a distanza di anni, attribuisce a me la totale e completa legittimità politica nell'azione e nelle dichiarazioni». A scatenare le polemiche sull'appalto provinciale erano state due società rimaste escluse dal bando, di cui Pagliani prese pubblicamente le parti chiedendo la riapertura della gara.
Resta sullo sfondo il clamoroso colpo di scena avvenuto pochi giorni fa. Il sostituto procuratore Isabella Chiesi, aveva chiesto lei stessa il non luogo a procedere avendo esaminato attentamente le carte dell’indagine. Poi è intervenuto il procuratore capo, Giorgio Grandinetti, che ha invece ribaltato la posizione della collega chiedendo il rinvio a giudizio in abbreviato per Pagliani. Ora è giunta la sentenza in suo favore, che mette la parola fine alla vicenda.
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