Anche un novellarese impegnato sulla nave in aiuto dei profughi
Al sottotenente di vascello Barberisi, figlio del maresciallo un messaggio di apprezzamento dal sindaco Elena Carletti
NOVELLARA (REGGIO EMILIA). L’immagine del peschereggio stracarico di migranti che mercoledì, poco prima di mezzogiorno, si è capovolto a 18 miglia dalla coste libiche, è apparsa in tutti i telegiornali. Il pronto intervento delle unità navali italiane, di pattuglia in quel tratto di mare, ha portato al salvataggio di gran parte dei naufraghi, un'umanità dolente e disperata di uomini, donne e bambini disposta a rischiare la vita pur di sfuggire alla guerra e a condizioni di vita disumane.
Alla notizia che a coordinare le operazioni dei mezzi di soccorso in mare c’era il novellarese sottotenente di Vascello Gianluigi Barberisi, terzo ufficiale a bordo della nave Bettica, la sindaca di Novellara Elena Carletti ha fatto pervenire al padre, luogotenente dei carabinieri Felice Barberisi, i sensi dell’apprezzamento suo personale e dei novellaresi, per l’opera del giovane concittadino, da molti mesi impegnato nella gigantesca opera di salvataggio di migliaia di vite umane che fa onore alla Marina italiana e all’Italia.
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Come del resto è previsto dalla legge del mare, per cui è dovere primario di ogni marinaio il salvataggio di vite umane in pericolo. Novellara è un paese assolutamente padano, con nessuna vocazione marinara. Ma, negli anni del secondo dopoguerra, i giovani di leva che lavoravano nelle non più esistenti Officine Slanzi, dove si costruivano anche motori marini, venivano arruolati d’ufficio nella Marina Militare.
E i congedati fondarono in paese una dinamica sezione dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia che, fra l’altro organizzava annualmente anche l’elegante veglia del Marinaio, con l’assegnazione ad una ragazza novellarese dell’ambito titolo di miss Marinaio. Poi, per diversi anni tutto è andato nel dimenticatoio.
A rinverdire i ricordi degli ormai pochi ex marinai novellaresi superstiti, sono arrivati infine i fratelli Antonio e Gianluigi Barberisi, che, a partire dal 2008, hanno frequentato l’Accademia navale di Livorno e sono diventati entrambi brillanti ufficiali di Marina, impegnati nelle nuove emergenze umanitarie, con la convinzione che la fattiva solidarietà umana prevarrà infine sui gridati incitamenti all’odio e sull'esasperazione delle paure.
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