Ccfs torna in salute Un miliardo nel forziere
Nel triennio 2012-2015 la finanziaria ha svalutato partecipazioni per 30 milioni Le 800 coop socie registrano un eccesso di liquidità segnando depositi record
REGGIO EMILIA. Si chiama Consorzio cooperativo finanziario per lo sviluppo e forse, dopo anni passati a svalutare società in dissesto e tentare di riottenere i prestiti concessi dai suoi stessi soci, il Ccfs potrà tornare alla sua antica ma basilare funzione di crocevia finanziario del sistema.
Lo stato di salute della cassaforte del mondo cooperativo italiano sembra essere dei migliori, con i fili tirati sempre dalla sede di Reggio Emilia da dove opera il presidente Lino Versace affiancato ora dal nuovo amministratore delegato Fausto Fontanesi. A dirlo i dati del bilancio 2015: l’utile netto dell’esercizio ammonta a 315mila euro ma non è quello l’indicatore, visto che il Ccfs non punta solo ai margini ma al circolo sano della finanza liquida per oliare il sistema di sviluppo delle 1.061 aziende associate (829 società cooperative, 220 società di capitali da loro controllate e 12 tra associazioni e fondazioni).
La novità è il nuovo record toccato l’anno passato dal Ccfs che nel 2015 ha registrato una raccolta media da soci più alta della sua storia pari a 1 miliardo di euro. «Nel triennio 2013-2015 il trend è stato costantemente crescente a dimostrazione di un consolidato rapporto di fiducia con il movimento cooperativo nazionale, in particolare nel 2015 e 2014 i depositi dei soci si sono attestati mediamente ben oltre il miliardo di euro - viene riportato a bilancio - rispetto agli 842 milioni di euro del 2013 e agli appena 527 del 2012». L’aumento dei depositi da parte dei soci - che molti credono con le casse esangui dopo la crisi - è derivato dalla potente politica espansiva iniziata nel 2012 dalla Banca Centrale Europea, centrata sul denaro a costo zero e quindi sui prestiti vantaggiosi. Questa ha favorito l’accumulo di ingenti eccedenze anche ai soci che hanno affidato la gestione della liquidità al Ccfs.
Nel 2015 il consorzio ha effettuato però anche azzeramenti di crediti per circa 8 milioni oltre a 3,2 milioni di svalutazioni di partecipazioni, che si sommano quelle effettuate nei precedenti esercizi, per un totale di 30 milioni nel triennio 2012-2015. Come tutte le realtà finanziarie, anche il Ccfs ha proseguito quindi l’opera di pulizia sui conti, e ancora oggi dispone di un fondo svalutazione crediti pari a 16 milioni di euro che rapportato al totale dei crediti presenta una percentuale di copertura pari al 1,85%.
La società occupa 33 dipendenti operanti nelle sedi di Reggio Emilia, Bologna e Roma, tutti a tempo indeterminato. Una struttura snella rispetto alle masse amministrate e al ruolo centrale ricoperto nel sistema cooperativo.
I finanziamenti erogati ai soci alla chiusura dell’esercizio si sono attestati a 892 milioni di euro, in aumento di 37 milioni rispetto ai valori dell’esercizio precedente. Il portafoglio titoli è di circa 133 milioni di euro, composto al 70% da obbligazioni e polizze assicurative con scadenze differenziate, liquidabili nel giro di pochi giorni e con tassi di rendimento vantaggiosi.
Altro dato che fa impallidire sono i volumi di movimentazione bancaria effettuati nel corso del 2015 sono in linea rispetto all’esercizio precedente, attestandosi sui 44 miliardi annui. Le partecipazioni del consorzio sono rimaste stabili rispetto all’esercizio precedente ed ammontano a 135 milioni di euro di cui 2,8 costituiti da apporti di capitale a termine come socio sovventore in cooperative. Tra queste sono stati acquisite 297 quote dal fondo immobiliare Namira Sette per un valore complessivo di 14,8 milioni di euro. Si tratta del fondo chiuso nel quale la cooperazione reggiana ha conferito gli immobili dei colossi come Ccpl, di Coop Nordest e dell’ormai ex Cormo. Nell’anno 2015 la gestione delle partecipazioni del fondo ha generato dividendi per il solo consorzio finanziario pari a 2,2 milioni di euro.
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