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Cooperative e acqua calda

Stefano Scansani
Cooperative e acqua calda

Lo stato di salute del sistema cooperativisto nell'editoriale del direttore Stefano Scansani

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REGGIO EMILIA. «È una fatica boia». Il sussulto più romagnolo che emiliano è di Giovanni Monti, presidente regionale di Legacoop. Lo scandisce dentro il microfono perché i vertici del mondo della cooperazione e i cooperatori sentano chiaro e forte.

È infatti la prima volta che l’universo materpaterno produttivo e sociale reggiano ha la pressione bassa, è inguaiato, in rosso, in disorientamento. Non aspettatevi che vi sgrani i numeri di quante coop hanno chiuso per via della crisi, quanti soci lavoratori sono rimasti a casa.

Piuttosto collego il sussulto di Monti - diffuso dagli altoparlanti mercoledì all’assemblea di Boorea al Tecnopolo di Reggio Emilia - al calo di fiducia nelle cooperative. Secondo l’indagine affidata a Swg dalla stessa Legacoop Emilia Romagna, fra il 2012 e il 2014 la stima è calata del 21 per cento contro l’11 per cento che invece riguarda le imprese di capitale, cioè l’altro universo imprenditoriale, privato. Oltre la depressione economica e quindi occupazionale, è in ballo un arretramento dell’identità e della fiducia. Non è un fenomeno piccolo.

La cooperazione è pilastro, mammella, etica, pensiero, fortuna, costruzione anatomica di questo territorio. La sentenza sulla fiducia non è il prodotto di una ricognizione giornalistica domenicale, ma la persuasione dell’organizzazione delle cooperative le quali, immerse nei tempi incerti che ogni tanto registrano un crac (di Cmr di Reggiolo, Orion Cavriago, Coopsette di Castelnovo Sotto tanto per ricordare i più fragorosi) hanno deciso di essere trasparenti.

Cioè, mostrano i conti, parlano chiaro, finalmente. Ad esempio Luca Bosi, presidente di Boorea, ha rotto gli indugi e spaccato i vecchi schemi che erano assai simili alla riservatezza bancaria confermando che a Reggio nell’ambito del prestito sociale sono stati bruciati 70 milioni di euro.

Il servizio che la Gazzetta ha pubblicato giovedì, firmato da Enrico Lorenzo Tidona, rappresenta il disvelamento della finanziaria del mondo cooperativo locale. Portaerei sociale in rosso. La crisi ha indotto questo sistema - storicamente glorioso e popolare - a diventare più sincero e autocritico. È la stessa intenzione che ha in mente il sistema bancario traumatizzato dalla serie di fallimenti, proteste di piazza, contraccolpi immediati nelle tasche degli azionisti.

Ecco, seppur di configurazione altra, i cooperatori (soci lavoratori delle cooperative) vivono gli stessi travagli di stima, sicurezza e tasca degli azionisti delle imprese di capitale (le banche). Ha scherzato, ma non tanto, l’amico che fuori dal Tecnopolo mi ha presentato un cooperatore impegnato, un cooperatore arrabbiato, un cooperatore pentito… Uno, due, tre… Nel passato non è mai esistita questa gamma. I cooperatori di costituzione e vocazione erano tutti d’un pezzo.

A scatenare la sfiducia sono state almeno quattro cause: la sventura della crisi economica globale (dell’edilizia per noi, in particolare); l’accidente di diversi casi di corruzione scoperchiata nel mondo cooperativo nazionale, che sarebbe stata una bestemmia laica per i nostri nonni; certi episodi di infiltrazione delle mafie; la politica vecchia incarnita nelle cooperative e viceversa. La medicina per guarire sembra questa: parlarne e far evolvere il sistema coop in qualcosa di diverso, dinamico, libero, oltre la crisi.

“L’immagine e il ruolo della cooperative in Emilia Romagna” è il titolo del sondaggio commissionato a Swg e ha preso in esame gli anni 2014-2015. Le domande sono spietate, le risposte illuminanti. Qualche esempio. Secondo lei, quali delle seguenti categorie sono le più corrotte? Dopo i politici col 76 per cento e gli amministratori locali al 53, i cooperatori compaiono all’undicesimo posto indicati dal 10 per cento degli intervistati.

Altra domanda: ha mai sentito parlare di episodi di corruzione che hanno coinvolto cooperative? I sì rappresentano il 62 per cento. Quesito più puntiforme: negli episodi di corruzione emersi negli ultimi m esi erano coinvolte alcune cooperative. Riguardo a questo, con quale delle seguenti affermazioni è maggiormente d’accordo? Non vuole dire niente, ci sono mele marce come dappertutto (55 per cento);

Questo dimostra che il mondo delle cooperative è corrotto in generale (33); Non saprei (12). La cooperazione ha deciso di andare in analisi e quindi il sondaggio è severo. Secondo gli intervistati i soci e dirigenti di cooperative emiliano-romagnole meritano un 5, neanche la sufficienza. Chi ha conseguito di più sono i responsabili delle associazioni con finalità sociali e di volontariato con un 6,2.

In fondo alla pagella sono i vertici delle banche e le istituzioni bancarie con un 3,8 e i parlamentari europei e nazionali con un 3,6. Il calo della fiducia nelle cooperative è definito “brusco”. Fra il 2012 e il 2015 quello per le società è passato da 75 a 45, quello per i dirigenti da 64 a 37. E veniamo al dunque, al legame inossidabile e antiquariale, quello con la politica. Domanda: pensa che oggi le cooperative siano legate alla politica? Risposte: molto 46 per cento, abbastanza 43, poco 7, per niente 1, non saprei 3.

E poi il giudizio: lei pensa che questo legame tra cooperazione e politica sia: negativo 67 per cento, normale 27, positivo 2, non saprei 4. Verrebbe da scrivere che con questo responso Legacoop ha scoperto l’acqua calda. Ma poi ha il sopravvento una constatazione. La cooperazione è sulla strada della riforma. E a questa che forse si riferisce Monti nel pronunciare «È una fatica boia».

Frase politico-emotiva che trova un controcanto nella ripresina in corso e nella prospettiva d’innovazione indicata dal presidente di Boorea Bosi, la cooperativa di cooperative: «I problemi della cooperazione, e non lo nascondo, sono nati anche perché qualcuno è rimasto in carica anche per venti o trent’anni». Ecco, è una fatica boia scoprire l’acqua calda.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it

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