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Elezioni a Cutro, comizio a Reggio: alla Canalina i cutresi pronti al voto

Un’ottantina i presenti al Centro Insieme per l’incontro con il candidato sindaco alle amministrative Antonio Lorenzano


29 maggio 2016 Evaristo Sparvieri


REGGIO EMILIA. «Scrivi bene, scrivi bene». La richiesta viene recitata un po’ da tutti come un mantra, mentre tra un goccio di prosecco e un piattino di patatine provano a decifrare il senso di questa trasferta elettorale. A Cutro il voto, a Reggio la campagna elettorale. Un po’ come nel 2009, quando molti candidati reggiani si recarono in Calabria per rendere omaggio alla città gemellata.

Un viaggio di oltre mille chilometri rimproverato dal procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, anche all’attuale ministro Graziano Delrio, ma replicato ieri in direzione opposta dal candidato sindaco alle prossime amministrative di Cutro, Antonio Lorenzano, ex assessore della giunta Migale, commissariata nel marzo 2015 dopo le dimissioni di nove consiglieri.

“Insieme per Cutro. La città che vogliamo”. Il manifesto elettorale è presente già all’ingresso del Centro Insieme di via della Canalina. È uno dei ritrovi abituali della comunità cutrese che vive a Reggio, dove accorrono circa ottanta persone per ascoltare le proposte del loro candidato sindaco.

Altri cutresi restano fuori, nel parco a giocare a carte, senza la minima intenzione di avvicinarsi nè essere avvicinati. Con Lorenzano, anche Pietro Migale, figlio dell’ex sindaco Salvatore e a sua volta candidato nella lista, così come il giovane Bruno Galdy e il 28enne ingegnere Giuseppe Muto, figlio dell’ex consigliere provinciale e imprenditore Ferdinando, in passato oggetto di atti intimidatori.

In sala soprattutto parenti, che non lesinano applausi ad ogni intervento, interrotti da una sola fragorosa contestazione, messa a tacere nel giro di qualche minuto: «La cittadinanza cutrese aveva bisogno dei politici», ripete un uomo alzando i toni, prima di allontanarsi spontaneamente.

I cutresi sembrano conoscersi tutti, uno per uno. A Cutro come a Reggio, dove nomi e cognomi si confondono e si ripetono fino a creare pericolose omonimie con esponenti della ’ndrangheta. Anche quella finita nella rete di Aemilia, dalla quale tutti giurano che questa lista non ha niente a che fare. Ma nomi e cognomi, in sala, non spuntano mai fuori. Neanche ieri.

Alla Canalina si parla di crisi, fino ad arrivare a toccare persino la Bce. E poi di edilizia e turismo, rivangando l’orgoglio cutrese di volere rendere un’immagine pubblica sana della loro città. Senza dimenticare di affrontare i rapporti sempre più tesi fra Reggio e la comunità cutrese residente nella nostra provincia. Sono circa 15mila quelli residenti nel Reggiano: numero superiore ai cutresi rimasti in Calabria, che si aggirano sui 12 mila.

I candidati snocciolano ogni singolo punto programmatico. Ma solo marginalmente si affronta davvero il tema centrale delle infiltrazioni, il vero nodo da sciogliere prima di qualunque forma di integrazione. Senza chiarezza, si rischia l’equivoco ad ogni frase. Anche parlando di famiglia come punto di partenza per uscire dall’attuale condizione. Un equivoco che i cutresi presenti fra il pubblico vorrebbero evitare, spaccati fra voglia di raccontarsi e reticenza, alimentata da una paura di ritorsioni solo da alcuni confessata privatamente.

È la stessa reticenza che genera la diffidenza, avvertita in sala appena entra un volto non conosciuto. Giuseppe Muto ricorda i disagi degli emigrati qui a Reggio, «che si sono inseriti grazie al loro impegno nel sociale e nel lavoro, tenendo alto il vessillo della città». Per sponsorizzare il suo candidato sindaco, parla di gente che ha già amministrato e che sa già dove mettere le mani, invitando i cutresi a cambiare mentalità.

«Venire qui è un atto doveroso», spiega invece Bruno Galdy cercando di allontanare ogni forma di generalizzazione collegata all’inchiesta Aemilia, rinnovando inoltre l’impegno e la necessità di creare un rapporto con l’amministrazione reggiana, venuto a mancare nella fase del commissariamento.

«Non siamo qui per elemosinare voti, ma siamo qui per ridare lustro alla comunità di Cutro», predica invece Lorenzano, puntando a sua volta il discorso sulla riapertura del dialogo e sull’intenzione di mettere a tacere qualunque forma di strumentalizzazione. «Non si può strumentalizzare una comunità perché c’è una percentuale minima che ha fatto altre scelte di vita, che noi condanniamo – aggiunge – noi siamo in trincea con questi ragazzi».

Il tema della legalità, nel suo discorso, è affidato soprattutto a queste parole, mentre la sala ammette la difficoltà di districarsi nella selva di concittadini che incontravano tutti i giorni, anche per un semplice caffè, di cui hanno poi ritrovato le loro facce sui giornali.

L’inchiesta Aemilia sembra aver fatto più rumore qui a Reggio che lì a Cutro. Ed è anche per questo che ci si domanda il motivo di un viaggio lungo oltre mille chilometri, per fare campagna elettorale qui a Reggio. «Non è possibile che una intera comunità storicamente laboriosa, che ha dato lustro non solo a Cutro, ma anche alla crescita di Reggio Emilia, venga discriminata in questo modo – ribadisce Lorenzano – Il malaffare esiste a Cutro come a Reggio o a Milano e in tutte le parti del mondo».

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