Cura e ricerca dei tumori: l’avanguardia è a Reggio Emilia
La Gazzetta di Reggio ha visitato in anteprima il Co.Re, il nuovo centro oncoematologico che verrà inaugurato sabato 11 giugno
REGGIO EMILIA. Stanza singola, con grandi finestre, bagno privato e vista sul verde. È una delle sistemazioni che fanno sembrare il Co.Re una clinica di lusso più che un semplice reparto di ospedale. Il nuovo centro oncoematologico per la cura dei tumori marca la distanza con il grigiore dei vecchi nosocomi e si merita l’appellativo di “ospedale del futuro”. Dentro la nuova grande ala del Santa Maria che abbiamo visitato in anteprima, non ci sono ancora medici e pazienti ma fervono i lavori per l’inaugurazione, l’11 giugno, ospite il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Quando entri al CoRe la sensazione è quella di trovarsi in una di quelle strutture sanitarie d’avanguardia tanto decantate nei telefilm popolari come Grey’s Anatomy, in forma ridotta ma rispettandone la sostanza. L’arrivo di Renzi sarà un sigillo che corona un progetto su cui sono in tanti a volerci mettere la faccia perché rappresenta la sintesi perfetta delle pratiche migliori reggiane, e che ieri la Gazzetta è andata a scoprire, trattandosi di una pietra miliare nella storia dell’assistenza sanitaria della nostra provincia, destinata ad avere un’eco internazionale.
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Un centro d’eccellenza con due cuori pulsanti sotto lo stesso tetto: da una parte la cura dei malati di tumore, dall’altra lo sviluppo della ricerca collegata. Il tutto all’interno dei 16mila metri quadrati costati oltre 28 milioni di euro (arredi esclusi), finanziati in parte anche da privati cittadini tramite donazioni. In loro memoria c’è una grande lastra brunita all’entrata del CoRe che riporta i nomi dorati dei 299 benefattori. Questi hanno donato 173mila euro, parte dei 2,4 milioni di euro che Grade Onlus ha raccolto per la costruzione del centro di eccellenza sanitaria nella lotta contro tutte le patologie oncoematologiche.
Ma la forma è nulla senza sostanza, soprattutto in campo medico. Ci vorrà del tempo per vedere se tutto funziona e se è realmente a misura di malato al CoRe, stabile eretto e curato nei dettagli da Siteco, società del Gruppo Sicrea che ha preso le redini dopo il crollo della cooperativa Orion, a cui la stazione appaltante - l’ospedale Santa Maria - aveva affidato i lavori. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13580586:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/05/31/news/abbiamo-costruito-l-ospedale-del-futuro-1.13580586]]
Nel padiglione che ospita le funzioni di ricerca e di assistenza oncologica di alta specialità, l’accoglienza è al primo posto. Una porta automatica a vetri si apre su una hall: bar a sinistra, banco circolare per l’accoglienza al centro e subito a destra spazi medici. Ancora oggi c’è una patina di polvere ma i lavori fervono. Siamo al piano terra, da dove partono i lunghi corridoi impreziositi da inserti in legno e acciacio, porte tagliafuoco rosse e passerelle che conducono agli ascensori che scorrono lungo un’altezza di 25 metri. Ascensori bloccati ieri perché ancora in fase di collaudo, il cui termine è previsto a settembre. Da lì inizierà l’attivazione progressiva dei servizi del CoRe, che saranno a pieno regime da dicembre.
La struttura è formata da inserti faccia a vista interrotti con la facciata continua ricoperta da finestre. Le stanze dei degenti hanno al massimo due letti, spesso le stanze sono singole, con punti luce di grande formato, tapparelle elettriche e vista ampia per quelle esposte verso le colline. C’è talmente tanta luce che è prevista la possibilità per i medici di operare anche solo con i raggi naturali del sole. Lo spazio per i degenti arriva fino a 16 metri quadri per stanza: un record rispetto ai 9 metri offerti dalle altre strutture in Italia. Nello schema semplice di stanze, reception, sale operatorie e laboratori distribuiti su sei piani (uno interrato), tutto punta alla realizzazione di un modello clinico e assistenziale all’avanguardia, all’insegna della professionalità e del benessere abitativo di utenti e operatori.
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Ora il CoRe è pronto a entrare in funzione dopo cinque anni di lavori realizzati con fondi del Servizio sanitario regionale e risorse aziendali dell’Ausl Santa Maria Nuova. I cartelli sono già appesi con tutte le indicazioni al piano, in due lingue: italiano e inglese, segno della vocazione del centro, che va ben oltre i confini reggiani. Ai piani alti ci sono infatti gli studi dei medici, affiancati dagli ambulatori di ricerca, nella speranza che questa sia altrettanto ben finanziata per non rimanere uno spot e fungere da meccanismo di attrazione. L’investimento totale per la sua realizzazione è stato pari a 35 milioni di euro e dentro ci lavoreranno circa 200 operatori tra medici, infermieri, tecnici per 120 posti letto.
Viste le premesse qualcuno sgomiterà nel lungo corridoio che collega il Santa Maria al CoRe. Nel prato rimasto libero di fronte al nuovo padiglione, sorgerà poi il MiRe, struttura per la maternità e l’infanzia, altra struttura strategica che proietta Reggio verso l’Olimpo delle sanità italiana.
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