Muore l’imprenditore Sacchetti
Fabbrico: fondò la Revifa Spa. Il feretro portato a spalla in azienda dai dipendenti
FABBRICO. Il feretro di Libero Sacchetti è stato portato a spalla dai suoi dipendenti per l’addio alla fabbrica, alla quale ha dedicato l’intera esistenza. Del resto in azienda, la Revifa Reggiana Viterie Spa, il 90enne (aveva raggiunto il ragguardevole traguardo il 3 aprile scorso), Sacchetti era rimasto fino all’ultimo: fino a giovedì scorso. Venerdì non era andato perché affaticato, e sabato mattina i famigliari lo hanno trovato senza vita nel suo letto.
Fabbrico ha perso così, nel sonno, uno storico imprenditore, fondatore di una realtà più importanti del territorio, che oggi conta 120 milioni di fatturato annui e 120 lavoratori.
Ex dipendente Landini, Libero fondò la ditta nel 1952, in via XXV Aprile 17 – oggi in pieno centro cittadino, all’epoca campagna – specializzandosi in sistemi di fissaggio automotive (tra i clienti che usano i bulloni e le viti Revifa si contano Bmw, Opel, Mercedes) e allargandosi ben presto con un secondo stabilimento in via Costituzione, nella zona industriale fabbricese.
«Oggi l’azienda vanta un sito produttivo in Francia e due sedi commerciali, a Torino e a Colonia, in Germania», spiega la figlia Anna Maria, che si occupa di amministrazione e finanza. Revifa Spa è rimasta un’azienda familiare: tranne Carla, che è medico, hanno un ruolo dirigenziale gli altri tre figli di Libero (il maggiore Guido, Emma e Anna Maria) nonché due nipoti, Guido e Vittorio. Rimasto vedovo sei anni fa della moglie Luisa Spaggiari («Si compensavano perfettamente: lei mandava avanti la casa, lui il lavoro»), Libero riuscì a passare il testimone generazionale con gradualità, rimanendo comunque presente «e sempre vivace, proiettato sul futuro, molto attento all’innovazione e alle novità tecnologiche: per seguire le ultime applicazioni del settore, negli anni girò il mondo». Viaggi dai quali riportava intuizioni aziendali all’avanguardia, ma anche pezzi di antiquariato (soprattutto quadri, orologi e mobili) che collezionava per piacere personale, «riempiendo la casa di pezzi antichi e indossando a rotazione i modelli di orologi che gli piacevano di più».
Il funerale si è svolto ieri mattina: il feretro, partito dall’abitazione di via Foroni, è stato portato alla Revifa, poi alla chiesa parrocchiale di Fabbrico e al cimitero locale.
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