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Caruso verso Bologna, il processo Aemilia rischia lo stop

Enrico Lorenzo Tidona
Caruso verso Bologna, il processo Aemilia rischia lo stop

Il giudice del processo per mafia verso la presidenza del tribunale distrettuale. "Ma sono comunque disponibile a terminare Aemilia" ha detto Caruso. La corte rischia l'azzeramento. "Nessun dramma, meglio ora che siamo all'inizio" avverte invece l'avvocato Noris Bucchi

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REGGIO EMILIA  Nel giro di un mese il presidente del tribunale di Reggio Emilia Francesco Caruso dovrebbe prendere la strada per Bologna per insediarsi alla presidenza del più grande tribunale del capoluogo di Regione.
All’unanimità, secondo quanto trapelato ieri, la commissione incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha raggiunto la decisione di affidare la presidenza del tribunale di Bologna proprio a Caruso, ora al vertice del tribunale di Reggio Emilia.

Una promozione, non v’è dubbio, essendo quello di Bologna un tribunale distrettuale. Ma per Reggio si apre un problema in capo al processo Aemilia, iniziato il marzo scorso e che vede alla sbarra 147 imputati, il cui collegio giudicante è presieduto proprio da Caruso. Il prestigioso incarico a Bologna farà certamente sollevare dagli avvocati difensori la necessità di trovare un giudice che sostituisca Caruso.

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Tradotto, il processo dovrebbe ripartire da zero. Una grana per il tribunale, che proprio per volontà del suo presidente Caruso ha impegnato parole, forze e risorse per celebrare il processo a Reggio Emilia, dove è stata allestita in tempi record l’aula speciale e dove un serrato calendario delle udienze aveva stabilito una “giusta” durata per arrivare al primo grado di giudizio.

«Sono disponibile a portare a termine i due incarichi proseguendo il processo Aemilia a Reggio anche dopo l’insediamento a Bologna» ha detto Caruso ai suoi collaboratori e ai tanti colleghi che ieri lo hanno raggiunto al telefono per congratularsi. Impossibile dire di no al Csm, a un voto unanime così come al passaggio al vertice di un grande tribunale. Certo è il rammarico di dover eventualmente lasciare il lavoro appena incominciato in aula, ma dopo lunghi mesi di travaglio vissuti in prima persona da Caruso per poter far valere il principio del giudice naturale, con la celebrazione del maxi-processo di ’ndrangheta Aemilia a Reggio, considerata la provincia epicentro del radicamento di una parte della criminalità organizzata finita alla sbarra.

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Il giudice nato ad Avola 64 anni fa, quando fu trasferito dal tribunale di Ferrara per diventare presidente del tribunale di Regio Emilia si trovò in una condizione simile: portò a termine il processo del crac della Coopcostruttori nonostante la presidenza a Reggio. La nomina di Caruso non è ancora ufficiale. Il plenum del Csm dovrà ratificare l’assegnazione previo il parere del ministro della Giustizia. Il tutto dovrebbe giungere entro un mese.

Cosa diversa, invece, la nomina del nuovo presidente del tribunale per Reggio. Ci potrebbero volere mesi, nella speranza invece che avvenga a stretto giro viste le esigenze organizzative di un tribunale reso efficiente dalla gestione calibrata con sacrificio da Caruso e da tutti i dipendenti.

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NESSUN DRAMMA  Il trasferimento di Caruso è stata certamente la notizia del giorno. È lui a sedere al centro della corte, con a latere i giudici Cristina Beretti e Andrea Rat. Con loro ha studiato in questi mesi le leggi in materia per poter giungere al massimo della preparazione a presiedere il primo processo per mafia in Emilia-Romagna.

La prima udienza è stata il 23 marzo scorso, davanti al circo mediatico e a un pubblico che è via via scemato. Ora il trasferimento a Bologna di Caruso rende plausibile l’ipotesi dello stop del processo di qui a un mese e della necessaria nomina di un nuovo giudice per ripartire dopo che sono stati sentiti cinque testimoni. «Meglio cambiare subito visto che siamo all’inizio di un lungo processo, invece che attendere» dice l’avvocato Noris Bucchi, presidente della Camera penale di Reggio, organo che rappresenta gli avvocati penalisti della nostra provincia.

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«Il processo è nella fase iniziale – sottolinea a più riprese Bucchi – Se fossimo in una fase intermedia dell’istruttoria dibattimentale ci sarebbe il rischio di ricominciare tutto da capo, con notevole perdita di tempo e di energie. Essendo ancora in fase embrionale e avendo sentito per ora pochissimi testimoni, possiamo dire che il ritardo sarà certamente minore».

Per poter procedere con Caruso nella doppia veste, di presidente a Bologna e giudice di Aemilia, serve però il consenso delle parti. Quasi certamente gli avvocati difensori chiederanno il cambio e a decidere sarà la Corte d’Appello. «Se si riparte verranno sentiti nuovamente i testimoni già ascoltati e torneremo indietro di poche settimane – continua Bucchi – So che in passato il presidente Caruso ha portato a termine processi che aveva nel precedente tribunale ma a Reggio l’istruttoria durerà un anno e mezzo e l’impegno di Bologna sarà assai gravoso. Nessun dramma se cambiamo in questa fase»

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