Cocaina, da Milano alla Reggio bene
Scoperta la banda che riforniva le piazze del centro storico. Cinque dietro le sbarre, oltre 2.000 le vendite documentate
REGGIO EMILIA. Tredici provvedimenti cautelari, di cui cinque in carcere, e oltre 2mila cessioni di droga documentate: cocaina che si muoveva, in treno, lungo la direttrice Milano-Reggio Emilia. Ma era il centro storico il cuore dell’attività di spaccio. E i reggiani cosiddetti “per bene” l’assidua e fedele clientela dell’organizzazione.
È questo il bilancio dell’operazione “Paradise” - dal nome della strada base operativa del gruppo, via Paradisi - condotta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Reggio Emilia, coordinati dal sostituto procuratore Valentina Salvi. Mesi e mesi di indagini - erano iniziate nel settembre del 2015 - intercettazioni, appostamenti e pedinamenti andata e ritorno sino al capoluogo lombardo che hanno permesso di identificare in marito e moglie i vertici della banda: la 23enne marocchina residente a Lonate Pozzolo (Varese) ma domiciliata in città Zhor Essafi e Tarek Rhimi, tunisino di 37 anni di Reggio Emilia.
Il giudice Antonella Pini Bentivoglio ha disposto per lei gli arresti domiciliari, per lui il carcere. Lo stesso gip ha ordinato la custodia in cella anche per Youssef Saghraoui, 36 anni, e Ahmed Ennaji, 27 - entrambi clandestini e marocchini - e per altri due fratelli del “capo”: Maher Rhimi 33 anni e Hicham Rhimi 35 anni. Divieto di dimora in provincia di Reggio Emilia per il quarto fratello Rhimi, Ayachi. Lo stesso divieto è scattato per altri tre tunisini, un marocchino e un libanese. Obbligo di firma, invece, per un 34 anni tunisino.
Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, Milano era il punto di riferimento. Qui si trovavano i grossisti, marocchini, con i quali teneva i rapporti la donna, connazionale. Poi, l’attività di spaccio sulla piazza reggiana era organizzata secondo i rapporti di parentela che caratterizzano la banda accusata di spaccio.
In fase di indagine, erano state arrestate ben sei persone in flagranza di reato. Compreso lo stesso Tarek Rhimi, sorpreso sul treno di ritorno da Milano con la 23enne e il figlioletto: aveva con sè quasi 500 grammi di cocaina.
«Il nucleo radiomobile ha dato prova di estrema pazienza e professionalità - sono state le parole del sostituto procuratore Valentina Salvi, in conferenza stampa ieri mattina - L’indagine è stata complessa, sia per l’attività di ascolto già molto impegnativa, ma anche perché era necessario coordinare quanto si ascoltava con attività di osservazione sul territorio». E anche l’osservazione non è stata così semplice: «Gli spacciatori potevano contare su di un sistema di pali e vedette nelle piazze dello spaccio, pronte a segnalare la presenza dei carabinieri». Gli spacciatori stessi si muovevano con grande cautela. «I contatti con i clienti avvenivano per telefono - ha illustrato il capitano Fabio Gentilini, capo del Radiomobile - Andavano agli incontri, ma non portavano mai troppo quantitativo alla volta». Per questo, aver intercettato il trasporto del “carico” da Milano è stato fondamentale.
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