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Investire in tecnologia per non rimanere al palo

Investire in tecnologia per non rimanere al palo

Questa l’indicazione uscita dal confronto che si è tenuto ieri mattina all’Astoria A Reggio non mancano le punte d’eccellenza ma serve uno scatto in avanti

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REGGIO EMILIA. La Ict (vale a dire Information Communication Tecnology) sta velocemente trasformando i settori della produzione e dell'economia oltre al modo di rapportarci con le istituzioni e il resto del mondo. Guai a restare fermi e a non cogliere le occasioni che maturano attraverso l'innovazione informatica e tecnologica.

A che punto è il “modello” emiliano romagnolo? Cosa si può fare per restare agganciati alle regioni europee che ci precedono dopo la caduta dovuta alla crisi aperta nel 2008? Se lo sono chiesti ieri un gruppo di autorevoli relatori che hanno preso parte al convegno che si è svolto all'Astoria per iniziativa di Energee3. Arrivando alla conclusione che si può compiere uno scatto in avanti solo mettendo a sistema un collegamento fra gli atenei e sfruttando le risorse disponibili presso le banche oltre agli investimenti che vengono attivati dall'imprenditoria e dagli enti territoriali. Coordinati da Sergio Duretti consigliere di Thedotcompany si sono alternati al microfono docenti universitari, come Dario Tuorto che insegna sociologia a Bologna, Franco Mosconi che cura economia industriale a Parma, Franco Amatori professore di storia economica a Milano ed altri qualificati commentatori.

Ne è uscito uno spaccato sui percorsi e gli strumenti che servirebbero per accompagnare lo sviluppo dei distretti e la promozione dei poli tecnologici. La prospettiva è quella di una economia sempre più orientata al terziario, ai servizi ed alla terziarizzazione dell'industria. Fenomeno influente in una terra come quella reggiana dove trionfa il manifatturiero e purtroppo resta limitata nelle famiglie (spesso a causa della età anagrafica mediamente alta) la diffusione dell'uso di internet per rapportarsi con l'esterno. Analogamente modesto è poi lo sviluppo dell'e-commerce, l'acquisto in via telematica.

Meno male che proprio a Reggio Emilia ci sono punte d'eccellenza come la meccatronica che coniuga la meccanica tradizionale con l'elettronica, che c'è un livello formativo universitario di valore (l'ingegnere è la professione più richiesta), che esistono gli ingredienti per avviare percorsi di sviluppo tramite i poli tecnologici. L'economia digitale ha infine bisogno di banda larga e piattaforme comuni ma per gli enti locali ci sono limitate risorse di fronte ad altre emergenze da affrontare. A Reggio fortunatamente (ha ricordato l'assessore Valeria Montanari) l'educazione infantile è a livelli altissimi.

Programmando il futuro occorre in ogni caso avviare le città ad una innovazione imprenditoriale, culturale, sociale. Il Nord Europa ci sopravanza perché ha intrapreso da tempo questa strada. (l.v.)

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