Montipò, l’ottavo Cavaliere nella giunta di Unindustria
Dopo la nomina del presidente Mattarella il patron del Gruppo Interpump diventa membro di diritto del vertice dell’associazione degli industriali
REGGIO EMILIA. Le interviste si fanno ma solo col contagocce e rigorosamente di persona. Non si tratta di sfiducia nel prossimo ma perché lo spirito è quello di un tempo: quando ci si parla lo si fa vis-à-vis con Fulvio Montipò, classe 1944, sceso dalle colline di Baiso per conquistare il mondo prima della meccanica e ora della meccatronica mondiale, nominato due giorni fa Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una progressione nel mondo della vecchia industria - quella ad alto impiego di capitale ma soprattutto di conoscenza tecnica e olio di gomito - partita vent’anni fa e che negli ultimi due anni ha avuto una fiammata a livello di notorietà anche personale, facendo diventare ora Montipò l’ottavo industriale reggiano vivente che può sfoggiare quello che è ormai considerato uno degli ultimi blasoni concessi a chi ha creato lavoro su larga scala. La nomina vergata da Mattarella apre ora le porte a Montipò della giunta di Unindustria Reggio Emilia quale membro di diritto. Un po’ come accade per i senatori a vita, anche se qui il merito è declinato alla vita produttiva gemmata nella provincia reggiana con beneficio per l’intero sistema competitivo del paese. Con lui siedono come membri di diritto anche i Cavalieri del Lavoro Roberto Bertazzoni della Smeg spa (nominato nel 1993), Romano Alfieri della Padana Tubi (2001), Luigi Artoni dell’omonimo gruppo della logistica (2008), Franco Manfredini della ceramica Casalgrande Padana (2010), Giovannina Domenichini della Landi Renzo, (mamma dell’attuale patron Stefano Landi, nominata nel 2011), Renato Brevini dell’omonimo gruppo che produce trasmissioni meccaniche (2014) e Valerio Morra della Argo Tractors (sempre 2014).
Montipò ha lavorato a testa bassa in questi anni per dare vita a uno dei boom industriali più clamorosi nel panorama italiano. A suon di acquisizioni, soldi alla mano, Montipò si è fatto largo nello scacchiere internazionale tra le aziende che producono pompe ad altissima pressione, con l’obiettivo di portare il fatturato dagli attuali 500 milioni di euro al miliardo di euro entro il 2017. Un consolidamento che potrebbe diventare indigesto per molti, ma che trova il placet anche della comunità finanziaria, con giudizi positivi sul titolo Interpump, contrattato in Borsa. Del resto parliamo dell’uomo che si è preso la soddisfazione di comprarsi negli anni l’azienda tedesca nella quale in precedenza aveva lavorato come dipendente. A tanta fama nell’industria corrisponde ora quella nella vita pubblica, soprattutto in tempi recenti.
Nel 2013 è stato nominato da Ernst & Young imprenditore dell’anno. Ma è a Reggio Emilia che è diventato l’uomo dell’anno dopo aver restaurato palazzo Busetti, trasformato in un polo commerciale divenuto volano del rilancio in centro. Un tributo, ha sempre detto, per ringraziare i tecnici reggiani senza i quali non sarebbe potuto diventare leader nel mondo.
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