Politiche per la felicità, chiusi i tre giorni di studi
Reggio Emilia, i Social Cohesion Days hanno visto la partecipazione di Romano Prodi ed esperti di calibro internazionale
REGGIO EMILIA Le politiche della felicità passano da Reggio Emilia. L’Italia si piazza al 50° posto nella classifica delle Nazioni più felici del mondo. È quanto emerge dal rapporto annuale delle Nazioni Unite che vede il nostro Paese confermare la posizione dello scorso anno, ma è tra i dieci Paesi con il maggiore calo della felicità nel periodo considerato.
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Condotta dal 2011, la ricerca ha lo scopo di mostrare come il benessere e la felicità possano essere usati per valutare i progressi delle nazioni. Per questa ragione molti governi, comunità e organizzazioni stanno usando i dati sulla felicità e i risultati delle ricerche sul benessere soggettivo, al fine di promuovere politiche che supportino il miglioramento della qualità della vita. È proprio questo uno dei focus dell’edizione 2016 dei Social Cohesion Days, il Festival internazionale sulla coesione sociale, che si è tenuto a Reggio Emilia. Obiettivo della manifestazione era promuovere il dibattito tra politici, ricercatori, organizzazioni e società civile e una riflessione condivisa su quali siano le politiche, gli indirizzi e le necessità della società contemporanea.
Durante i tre giorni di festival, quest’anno dedicati alle politiche della felicità per “ricordarci che il benessere della società è qualcosa che va costruito con lungimiranza e attenzione a tutte le parti sociali, e che una società felice è, in prima istanza, una società coesa”, si sono alternati studiosi del calibro di Benjamin Radcliff, una delle voci più autorevoli nel campo dell’economia della felicità, Alexander Pacek, la cui ricerca si focalizza sul rapporto tra life satisfaction e politica, Romano Prodi, in qualità di fondatore e presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i popoli, Francois Bourguignon, ex capo economista della Banca Mondiale e molti altri, moderati da giornalisti del calibro di Ferruccio de Bortoli, Gad Lerner e Riccardo Iacona.
Ai Social Cohesion Days non è mancata neanche l’arte di comunicare la coesione sociale, a partire da quella del raccontare storie attraverso una telecamera, con il video maker Stefano Belluit e con la proiezione del documentario, presentato in anteprima nazionale “Lampedusa in winter” di Jakob Brossmann, o attraverso uno spettacolo teatrale come “Potevo essere io” di Renata Ciaravino, interpretato da Arianna Scommegna, o ancora attraverso la letteratura, con la presentazione del libro di Alessandro Leogrande “La frontiera”, fino alla musica, con il violino di Alaa Arsheed, un musicista di 30 anni in fuga dalla Siria.
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