«Provincia, rinunciamo alle tasse»
Manghi: basta Rc Auto, ma in cambio servono trasferimenti certi
REGGIO EMILIA. «Sono per rinunciare all’Rc auto e all’imposta provinciale di trascrizione, i due tributi di nostra spettanza, in cambio di una finanza derivata che assicuri il fabbisogno per le funzioni dell’ente». È una delle proposte del presidente della Provincia, Giammaria Manghi, reduce dall’incontro a Roma con l’Upi, l’Unione delle Province d’Italia. Un incontro organizzato in vista del referendum di ottobre, nel quale non sarà deciso soltanto il futuro del Senato, ma avrà conseguenze anche nel percorso di realizzazione delle aree vaste.
In sostanza, in caso di vittoria dei “sì” prenderà il via una nuova fase del riordino istituzionale, con la trasformazione di fatto delle Province in Aree vaste. I confini di questi nuovi enti, tuttavia, saranno affidati solo ad un nuovo provvedimento legislativo regionale, al termine di un’ulteriore percorso transitorio. Ed è in vista di questa ennesima e possibile rivoluzione che nell’Upi hanno fatto il punto della situazione, proprio mentre le province sono alle prese con le chiusure dei bilanci previsionali e con l’incognita dei tagli ai trasferimenti dallo Stato. Uno scenario nel quale le stesse Province potrebbero vedere aggiungere nuove funzioni a quelle già assegnate.
«È un disegno che riguarda uno sviluppo concettuale, che condivido, nel quale si delinea l’Area vasta come casa dei Comuni, che in nome e per conto dei Comuni svolge funzioni trasversali». Fra le nuove funzioni, Manghi cita a mo’ di esempio il ruolo di stazione unica appaltante (già operativo a Reggio), la programmazione dei finanziamenti europei (in un nuovo Ufficio Europa), un servizio unico di sviluppo tecnologico o di assistenza legale. «L’Area vasta in questo modo diventerebbe un luogo di compenetrazione fra l’ente sovraordinato, ovvero l’ex Provincia, e i Comuni che la costituiscono», afferma Manghi. Quanto ai confini della nuova Area vasta, per Manghi «fino al referendum di ottobre, nel caso in cui vinca il “sì”, come mi auguro, non ci saranno condizioni tecnico-legislative per definire territorialmente i nuovi enti».
Ma sul destino delle Province in generale, pesano anche le chiusure dei bilanci. Questioni tecniche, ma anche di sostanza: «I problemi aperti sono due, entrambi significativi - aggiunge Manghi - il primo riguarda la quantificazione dei tagli nei trasferimenti per ogni provincia. L’Upi, per il 2016, propone un principio di solidarietà per consentire la sopravvivenza anche degli enti più in difficoltà. Il secondo riguarda la possibilità di applicare gli avanzi di amministrazione per l’equilibrio di bilancio. La legge lo rende possibile, ma paradossalmente gli avanzi verrebbero conteggiati come uscite, facendo venire meno il rispetto del Patto di stabilità. Spero che il decreto sugli enti locali risolva questi quesiti».
Ed è in funzione dei conti e dei bilanci delle future Province che Manghi approva la proposta di rinunciare alle imposte provinciali, che creano un gettito di circa otto milioni di euro: «È inutile che enti di secondo grado, non eletti direttamente, godano di tributi. Stabiliamo invece quanto serve per la manutenzione di scuole e strade e concordiamo con lo Stato un costo standard da trasferire». (e.spa.)
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