Reggio celebra 140 eroi della Resistenza
Parata in piazza Prampolini e medaglie ai partigiani al teatro Ariosto. Vecchi: «Da voi abbiamo molto da imparare»
REGGIO EMILIA. «Dei buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai» cantava due giorni fa Francesco De Gregori a Correggio. Ed è esattamente quello che è successo ai partigiani di Reggio Emilia, che a 71 anni dalla Liberazione si sono ritrovati di nuovo assieme in occasione della Festa della Repubblica. Celebrazione che quest’anno, nella nostra città, appartiene soprattutto a loro. A quella generazione di ragazzi e adolescenti che sono dovuti crescere troppo in fretta e che, invece dei giochi, hanno imbracciato i fucili. Come riconoscimento ai suoi eroi la Prefettura di Reggio Emilia e le istituzioni locali hanno così consegnato 129 medaglie della Liberazione ad altrettanti ex partigiani reggiani e 11 medaglie d'onore ai cittadini deportati nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale.
Una prima parte della manifestazione si è svolta in piazza Prampolini dove, alla presenza anche del sindaco Luca Vecchi e del presidente della Provincia Giammaria Manghi, si è potuto assistere, al suono a distesa della campana della torre civica, alla cerimonia dell'alzabandiera e dallo schieramento dei reparti. Il corteo si è poi spostato all’interno del teatro Ariosto dove è avvenuta la consegna delle medaglie. E dove un insieme di capelli bianchi e orgoglio ha pervaso l’ingresso dello stabile. Orgoglio di chi, nonostante l’età, è fiero del suo passato. C’è chi si è fatto accompagnare dai parenti, chi necessita del bastone o della carrozzina, chi invece è venuto da solo ma tutti i 140 partigiani e combattenti hanno dato una lezione di stile a una generazione, la nostra, che alla cultura del sacrifico ha sostituito quella del lamento. «Noi non abbiamo nulla da insegnarvi - ha affermato Vecchi salendo sul palco - ma abbiamo molto da riflettere sulla vostra esperienza di vita che richiama molti significati. Fra tutti la passione civile e il coraggio che vi animarono e a noi spetta l’obiettivo di non perdere di vista quei ventenni che, settant’anni fa, si trovarono davanti un Paese distrutto e da ricostruire». Una generazione che, come ha sottolineato Manghi, «salendo a combattere sulle montagne ha fatto la scelta giusta e più difficile. Quella di chi ha abbandonato tutto per uscire in bicicletta e liberare l’Italia». Una lotta però non limitata a una stretta elìte di pochi impavidi: «Nel reggiano ci furono 9.000 partigiani riconosciuti - ha spiegato il presidente provinciale dell’Anpi Ermete Fiaccadori - più tutti quelli che li sostennero. Ci fu una grande partecipazione che coinvolse persone di tutte le appartenenze politiche in nome dello spirito antifascista e antinazista. E oggi, mentre siamo preda dei polulismi, è bene non dimenticare».
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