Gazzetta di Reggio

Reggio

Spolpavano aziende sane Un arresto e sei denunce

di Jacopo Della Porta
Spolpavano aziende sane Un arresto e sei denunce

In carcere imprenditore edile calabrese “mago” delle bancarotte fraudolente A Reggio agiva un prestanome che si dava da fare per distrarre beni immobili

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Mettevano le mani su aziende patrimonialmente solide e poi le conducevano al fallimento dopo averle spogliate di ogni bene. A tessere le fila di queste bancarotte fraudolente in serie l'imprenditore edile Antonio Moisè, originario della Calabria ma da molto tempo residente a Parma. Il 55enne, già finito sotto inchiesta in passato per reati fallimentari, si è servito per i suoi traffici di sei prestanome, uno dei quali domiciliato a Reggio e titolare di una società con sede nella nostra provincia.

L’operazione della Guardia di finanza di Parma, coordinata dalla procura d’oltre Enza, è scattata mercoledì dopo una lunga indagine che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche. Le fiamme gialle hanno anche sequestrato immobili per un valore di 3 milioni di euro.

I militari nel corso del blitz hanno perquisito il domicilio del prestanome reggiano, così come quello delle altre persone coinvolte: l’abitazione è apparsa agli inquirenti disabitata e l'indagato non è stato trovato ed è tuttora ricercato. Dalle carte risulta che il prestanome fosse l'amministratore di una società con base prima a Cavriago e poi a Reggio, ma che di fatto è stata costituita solo per commettere reati. La società fasulla infatti è stata utilizzata per comprare un terreno a Parma di proprietà di un'azienda poi condotta al fallimento.

«Per ricostruire esattamente tutte le complesse dinamiche illecite - si legge in una nota della Finanza - è stato necessario analizzare i bilanci di diverse società e la documentazione contabile e di gestione delle stesse: sono state inoltre ascoltate decine di operatori del settore edile che hanno avuto contatti con le aziende fallite e i dipendenti delle stesse».

L'imprenditore arrestato agiva con varie modalità fra cui quella di appropriarsi del patrimonio delle società, in particolare somme di denaro, attrezzature, beni mobili ed immobili. I prestanome servivano sia per acquisire le società, sia per occultare i beni distratti. L’imprenditore simulava finte vendite di appartamenti e terreni edificabili a controparti consenzienti, tra queste ultime, la sua convivente sudamericana, che è risultata acquirente di quattro appartamenti, a fronte di un reddito personale non certo consistente.

Nell’ambito dell’operazione la Guardia di Finanza di Parma ha anche eseguito, contestualmente, specifiche indagini patrimoniali e finanziarie, seguendo i flussi e le “tracce” del denaro, allo scopo di ricostruire l’ammontare dei proventi accumulati, nel tempo, dagli indagati: il tutto allo scopo di ristorare le imprese creditrici danneggiate dal fallimento fraudolento delle società. Gli esiti e gli elementi raccolti hanno permesso al gip di emettere, oltre all'ordinanza di custodia in carcere per l'imprenditore, anche un provvedimento di sequestro dell’intero patrimonio individuato tra gli indagati, stimato in circa 3 milioni di euro e consistente in quattro appartamenti, due box auto ed un terreno edificabile nella zona di San Prospero di Parma.

Tutti gli indagati dovranno ora rispondere dei reati di concorso in bancarotta fraudolenta distrattiva, documentale e patrimoniale, puniti con pene oscillanti tra i tre e i dieci anni di reclusione.

La banda dopo aver preso di mira alcune società edili, in questo periodo aveva rivolto le sue attenzioni a un’altra impresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google