Monte del Gesso, un piano per il recupero delle cave
Vezzano: presentato lo studio commissionato nel 2007 dall’Università di Torino Ultima mina nel ’98, ora la messa in sicurezza per restituire l’area alla comunità
VEZZANO. "Il segreto della montagna di gesso" è il titolo del convegno che si è tenuto ieri mattina al teatro Manzoni di Vezzano. Alla presenza di tanti esperti e di cittadini, ovviamente si è parlato dello storico Monte del Gesso e delle sue cave al centro di uno studio commissionato dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune all'Università di Torino a partire dal 2007.
Tanti gli interventi, coordinati dal sindaco Mauro Bigi. Nella sua introduzione, il primo cittadino ha ricordato che il monte del gesso ha rappresentato per secoli la storia del paese e, ora che l'estrazione si è conclusa, bisogna pensare al recupero dell'area e alla emergenza ambientale rappresentata dalla situazione del Monte del Gesso.
Gli studi fatti sono serviti per capire come intervenire sulla montagna e in particolare sulla cava, che è stata di proprietà di privati e ora anche di una multinazionale.
L'assessore vezzanese Sandra Leoni ha tracciato la storia della cava e ha sottolineato: «Dopo l'ultima mina del 1988, ora dobbiamo pensare a metterla in sicurezza».
Molto interessante l'esposizione che l'architetto Cristina Bassi, ha fatto della sua tesi sulla cava il progetto di recupero per restituire alla comunità vezzanese l'area e l'edificio storico, affinché non si perdano e la memoria e la storia.
L'architetto Angelo Dallasta, responsabile dell’area tecnica del Comune, ha ricordato il legame e l'identità dei vezzanesi con il loro monte, spiegando che nel Psc (piano strutturale comunale) è previsto di restituire alla comunità vezzanese, e non solo, la memoria storica, l'area e gli edifici.
Il presidente della Provincia, Gianmaria Manghi, ha sottolineato che, dopo gli anni degli studi sull'area, sugli edifici, sul territorio e sulla sua sicurezza, ora è giunto il momento di operare, di concretizzare, di realizzare, affinché i cittadini ne fruiscano in sicurezza.
I vari interventi sono stati seguiti con molto interesse da tutti, in particolare quelli di Giuseppe Mandrone e Mauro Fornaro, che hanno esposto la loro ricerca e i risultati riguardanti le due convenzioni: la prima sugli studi generali delle cave e sulla loro criticità; la seconda sulla verifica del V livello, ovvero sulla presenza di una galleria di gesso che, storicamente, doveva passare sotto la statale 63 e che, in base agli studi, non è mai esistita. Sono intervenuti anche Walter Baricchi, Anna Maria Campeol e Massimo Romagnoli.
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