Comunali 2016: il Ventasso soffia su Casina
Il risultato elettorale delle comunali 2016 in provincia analizzate dal direttore della Gazzetta di Reggio
REGGIO EMILIA «Non sono soddisfatto. Il Pd ha problemi». Ma va?! Chissà se toscaneggiando questa sentenza Matteo Renzi all’alba di ieri aveva in mente Casina... Certo, per comprendere lo stato d’animo dei democratici bisogna - per un attimo - lasciar perdere le aree metropolitane, il ring di Roma, la trincea di Milano, la piazzaforte di Bologna, e trottare a 574 metri sul livello del mare, Appennino Reggiano. Perché è nell’estrema provincia, alta e bassa, che il partito del premier ha la tosse.
Cioè là il verbo del premier, così denso e costante in tivù, non è mai quasi arrivato, il partito non si è mai renzizzato abbastanza. A Casina è un comune con 3.628 cittadini iscritti alle liste. Di questi il 69,77 per cento domenica è andato a votare. C’era chi avrebbe scommesso chissà cosa sulla conferma di Gian Franco Rinaldi detto Baccio, Pd di provata fede.
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Nel 2011, esordiente col primo mandato, Rinaldi aveva conseguito il 78,06 per cento dei consensi. Ottimo successo personale se si considera che il suo predecessore Carlo Fornili nel 2006 si era assicurato l’elezione in minicipio al primo turno con il 65,9 per cento delle preferenze. Qualcosa è collassato. Fatto straordinario da queste parti monolitiche rosso antico: gli elettori di Casina sono invitati al ballottaggio del 19 giugno perché Gian Franco Rinaldi ha preso gli stessi identici voti del rivale Stefano Costi, detto Paccio: 1.164 suffragi, cioè il fatidico e uguale 46,78 per cento.
Va bene, riconosco che l’affluenza alle urne è calata di quasi 8 punti, che i rivali di Rinaldi e del Pd erano due, cioè il civico di centrodestra Costi, e il destra-destra Alberto Bizzocchi che si è accaparrato il 6,43 per cento rappresentando l’area anti-berlusconiana FdI, An, Lega. Se la dote di Bizzocchi fosse stata immediatamente ceduta a Costi, niente ballottaggio, niente Rinaldi. Probabilmente Casina sarebbe già il primo Comune reggiano con l’intonazione di Silvio, la ruspa di Salvini, la cadenza della Meloni. Concludo con i conti elettorali in tasca a Rinaldi: rispetto alle elezioni di cinque anni fa il primo cittadino uscente ha perso il 31,28 per cento dei consensi. Una botta secca. Qualcosa dev’essere capitato al gradimento di Rinaldi e al buon nome del Pd. Decidete voi, considerando che l’analisi sulle comunali la si può girare e la si può voltare come meglio si crede.
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Dicono niente o la dicono lunga sul partito di maggioranza e sul governo. In attesa del ballottaggio è bene ricordare che proprio per scaramanzia, domenica mattina, subito dopo aver infilato la scheda nell’urna, Rinaldi e famiglia se ne sono andati in gita a Firenze… Resto nell’alveo della superstizione coinvolgendo in questa analisi quell’altra realtà montana che è il nuovo Comune di Ventasso, cioè il risultato della fusion fra Ramiseto, Busana, Collagna e Ligonchio. Il sindaco eletto è Antonio Manari, Pd, 51,35 per cento di consensi. Buona la raccolta di suffragi del concorrente Paolo Bargiacchi: 48,64 per cento. Attenzione a Bargiacchi.
È già stato sindaco di Baiso, di Villa Minozzo e di Collagna, presidente della comunità montana e consigliere provinciale, iscritto, espulso e rientrato nel Partito democratico reggiano. Cioè, a Ventasso dem contro dem, diversi o tesserati o meno fin che volete, ma sempre dem sono. La vicenda di Ventasso insegna che le fratture interne al partito - anche quelle più estreme o marginali, di paese e di provincia - spaccano e deprimono. Il segretario provinciale del partito, il luzzarese Andrea Costa, anch’egli sindaco, immaginava di cantare vittoria facendo poker, cioè vincendo nei 4 Comuni reggiani al voto. Bene a San Martino in Rio con la vittoria di Paolo Fuccio (46,42 per cento), abbastanza bene a Castellarano con l’elezione di Giorgio Zanni (44,98 per cento). Ma più a sud, sull’Appennino il Ventasso soffia su Casina.
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