«Catia Silva non fu minacciata»
Brescello: il gup assolve il 26enne. La difesa: «Nei post solo critiche politiche»
BRESCELLO. Sono saltate ieri, in tribunale a Reggio, le accuse nei confronti del brescellese 26enne Luca Savio – ora però vive a Viadana (Mantova) – che per la procura aveva nell’aprile 2015 minacciato, diffamato e ingiuriato (attraverso chat e post su Facebook) la leghista Catia Silva.
In aula – dei due protagonisti – c’è solo l’esponente del Carroccio che si è costituita parte civile tramite l’avvocato Gabriele Pignagnoli. Il suo legale si era allineato alla richiesta di condanna del pm Valentina Salvi (pochi mesi, escluse ovviamente le ingiurie perché depenalizzate), chiedendo una provvisionale risarcitoria di 7.500 euro con l’intenzione poi di devolvere in beneficenza la somma al gruppo modenese del movimento delle Agende rosse.
Ma la difesa ha fatto ampiamente capire il perché tempo fa si era opposta al decreto penale di condanna (oltretutto con pena sospesa) per puntare all’udienza preliminare con rito abbreviato (che prevede la discussione solo sugli atti d’indagine). L’avvocato Lorenzo Isoppo ha subito inquadrato le frasi citate nel capo d’imputazione ed espresse dal suo assistito come «diritto di critica politica», entrando poi ancor più specificatamente nella vicenda. «Non è dimostrato che i messaggi siano stati postati sul profilo pubblico di Catia Silva. Le minacce? Devono essere esplicitate da una condotta e non è certo questo il caso: Savio ha solo difeso la comunità calabrese che vive a Brescello». Tesi difensive convincenti per il gup Pini Bentivoglio che ha assolto Savio «perché il fatto non sussiste». (t.s.)
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