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Grande Aracri: scontro in Appello sui beni

BOLOGNA. È alle battute finali – in Appello – il procedimento sul sequestro di tre milioni di euro di beni effettuato dai carabinieri nel novembre 2013 nei confronti di Francesco Grande Aracri (cioè...


08 giugno 2016


BOLOGNA. È alle battute finali – in Appello – il procedimento sul sequestro di tre milioni di euro di beni effettuato dai carabinieri nel novembre 2013 nei confronti di Francesco Grande Aracri (cioè del 62enne, residente a Brescello, condannato con sentenza definitiva per mafia nell’ambito di Edilpiovra e considerato dagli inquirenti legato a doppio filo con l’omonima cosca ndranghetista capeggiata dal fratello Nicolino) e dei suoi familiari. Nel luglio scorso la Corte, a Reggio, aveva emesso il “decreto di confisca di prevenzione mafiosa”, dando il via alla prima confisca di questo genere in ambito regionale. Una decisione impugnata dagli avvocati difensori Alessandro Sivelli ed Andrea Malvasi che ieri nella lunga udienza (tre ore) hanno contestato vari aspetti di questa vicenda: non vi è collegamento diretto fra quei beni e attività illecite («Grande Aracri li acquistò prima dei fatti contestati»), i figli – presenti in aula – non sono dei prestanome e hanno la concreta disponibilità di quanto a loro intestato, infine non vi è sproporzione fra redditi e patrimonio. Il procuratore generale Nicola Proto ha invece chiesto la conferma della maxi confisca. La Corte d’appello si è riservata: fra alcuni giorni la decisione.

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