Gazzetta di Reggio

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Dentro l’Archivio di Stato fra vincoli e burocrazia

di Luciano Salsi
Dentro l’Archivio di Stato fra vincoli e burocrazia

Gli studiosi che frequentano la struttura denunciano la lentezza degli uffici e la difficoltà per chi fa ricerca: «Condizioni surreali, andiamo avanti con fatica»

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REGGIO EMILIA. Non è facile svolgere ricerca storica nella nostra città. Chi voglia consultare i documenti conservati nell'Archivio di stato, a partire dal famoso "Liber focorum civitatis Regii Lepidi" risalente al quattordicesimo secolo, deve sottoporsi a un’esasperante trafila burocratica, che allunga a dismisura i tempi e scoraggia gli studiosi, siano professionisti o che siano dilettanti.

Basti dire che non si possono richiedere più di quattro buste al giorno ed è vietato fotocopiare il materiale. Quattro frequentatori dell'archivio, impegnati in una ricerca genealogica sulla propria famiglia, denunciano la situazione in una lettera inviata a Roma alla Direzione generale per gli Archivi di Stato, presso il ministero dei Beni culturali, sottolineando che a Parma e in altre città vigono regole assai meno restrittive. In effetti ogni archivio ha un proprio regolamento, che predispone il servizio sulla base della frequentazione delle sale di studio e del personale disponibile. Con questi argomenti vengono giustificate le limitazioni imposte a Reggio. Gli estensori della lettera citano, a tale proposito, la risposta data da Luciana Bonilauri, funzionaria dell'archivio: «A uno studioso residente all'estero che si è lamentato per un servizio palesemente ostico nei confronti dei fruitori, la dottoressa Bonilauri ha risposto che il servizio viene erogato in base alle forze a disposizione. Va precisato, però, che raramente si trova un numero giornaliero di fruitori superiore alle cinque o sei unità, mentre a noi risulta che i dipendenti siano sette. In queste condizioni ostili e surreali la nostra ricerca procede a rilento e con molta fatica e frustrazione». L'Archivio di stato ha la sede principale in corso Cairoli e in origine era sede di un convento. Nel 1849 nell'area del S. Spirito venne edificato dall'ingegnere Luigi Croppi, su disegno di Pietro Marchelli, un maestoso e vasto fabbricato a spese degli ebrei Giuseppe e Bonaiuto Carmi, e da questa famiglia il palazzo sede dell'Archivio di Stato trae a tutt'oggi la sua denominazione. Al pubblico è aperto nei giorni feriali dalle 8,30 alle 15. Per la consultazione si possono richiedere al massimo due pezzi archivistici entro le 9,15 e altri due entro le 11,15, a condizione che le due buste precedenti siano state riconsegnate. Non è detto, però, che si trovi subito quello che si sta cercando.

Se si vede che i primi documenti non servono, si perdono due ore prima di potere proseguire l'indagine. Quando poi si consulta l'archivio giudiziario, che si trova nell’ex-carcere di San Tomaso, per ottenere quattro buste all’inizio del mese si deve presentare la richiesta non oltre il giorno ventiquattro del mese precedente.

Nell’arco di un anno, quindi, non si possono superare i quarantotto pezzi archivistici. Inoltre c'è il problema delle fotocopie. «La possibilità di farle, anche gratuitamente - insistono i firmatari della lettera - è diventata la prassi negli archivi di stato, ma non a Reggio Emilia. Si possono solo fotografare i documenti con i propri mezzi, ma prima bisogna recarsi all'ufficio postale e pagare il bollettino di 3 euro per ogni pezzo archivistico. Una studiosa del nostro gruppo, venendo da Parma, ha chiesto una deroga a queste regole. Le è stata negata»

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