La fotografia ci è arrivata nella notte, qualche ora dopo l’omicidio. Nei pochi metri quadrati dell’asfalto di via Nacchi è raggrumata la scena, vista dall’alto. Un uomo soccorre la vittima agonizzante dell’accoltellamento. La pietà è anche digitale, e sostituisce il candore del lenzuolo: i pixel sfuocano le ferite e diluiscono il sangue. Così l’immagine diventa simbolo di almeno due fatti straordinari e insopportabili: l’assassinio di un uomo nel centro di Reggio Emilia; una città per la quale è il tempo di fornire risposte, reagire, mettere ordine. Finalmente. In Gazzetta ieri si è svolto un confronto se pubblicare la foto o no. Perché la redazione di un giornale si corrobora col dibattito, è un mondo in miniatura di specialisti di parole, segni, figure, e più che altro delle sacre sensibilità dei lettori.
Ai lettori mi rivolgo, per scrivere che questa foto contiene, trattiene, urla ciò che non si vorrebbe vedere in città, in periferia, nei paesi, in strada, sotto casa. Eppure succede. È capitato alle 18.20 a un passo da via Roma, familiare strada delle nostre esistenze e del nostro essere reggiani, dei ricordi collettivi e semmai belli. Troppo consolante. Troppo distante.
Per il suo realismo, che testimonia la morte d’un uomo, la fotografia coincide con la dichiarazione del sindaco Vecchi: «Ora tolleranza zero». Perché basta (in ritardo). Si è esaurito il tempo del non visto, della pazienza, della convinzione che il modello d’integrazione di Reggio sia ineccepibile, che il centro storico sia a misura d’uomo e che la città col suo territorio rappresentino l’isola felice.
Queste forme retoriche ora rappresentano dei residuati di almeno uno o due decenni fa. Oggi sono balle, castronerie, bugie provinciali. Reggio è un’isola felice per altri, perché qui (come altrove nel Paese) i valori di civiltà e convivenza ci sono, le forze dell’ordine operano, la magistratura è attiva, ma non esiste il rigore della legge, non c’è la certezza della pena. Anzi, è certamente niente. E quell’altro guaio sta nel fatto che la politica chiamata a reagire non riesce a dotarsi di strumenti per farlo. È impegnata altrove, non è in piazza, si astrae. La soluzione del problema della sicurezza e della legalità, che è affidata alla politica, diventa politica. Uno strumento per fare politica. Basta scorrere il nastro dei 100 commenti sulla pagina Facebook della Gazzetta seguiti alla notizia dell'accoltellamento (250 condivisioni, 76mila persone raggiunte) per comprendere dove va a colpire la critica: su chi amministra la città, dunque sul Pd e i suoi vertici, e alla larga sul governo e il Parlamento. È clamoroso il ritardo col quale il potere legislativo ed esecutivo vanno accorgendosi dell’aumento dei reati, della violenza, della spregiudicatezza di tanti individui (italiani e stranieri), dell’inadeguatezza delle leggi, della fatica e della mortificazione delle forze dell’ordine e quindi dei magistrati. Tant’è che la determinazione del sindaco Vecchi «Ora tolleranza zero» sembra impropria per un uomo della sinistra, del Pd. Qui sta l’inciampo: per troppo tempo la cura maniacale del centrosinistra di non fare, dire, pensare, commettere cose leghiste o di destra ha confuso l’urgenza con l’ideologia. La formula “tolleranza zero” a forza di slogan politici somiglia a un cingolo della ruspa longobarda di Salvini o, guardando oltre, a una minaccia bianca di Donald Trump.
Il delitto di via Nacchi non è un affare fra stranieri, del genere “che s’arrangino”, da inserire nella categoria vergognosa degli “uno in meno”. Bensì un allarme per la città che è fatta di cittadini italiani e stranieri. Questa morte in strada non è un esito del buonismo, non è il prodotto dell’ “accogliamoli tutti”, ma dell’odio fra uomini, del “t’ammazzo in nome mio”. L’omicidio spalanca e grida un orizzonte purtroppo conosciuto in città. Con questa sua determinazione - lo sa, e lo deve sapere - il sindaco è alla prova. Ineludibile quanto la foto che la Gazzetta ha deciso di pubblicare come “pezzo di cronaca”. Come la battuta di un collega il quale, durante il dibattito di ieri in redazione, ha detto che “devono capire che la città si è rotta”. Ci faccio il titolo.
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