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Coopsette, i soci «A 7 mesi dal crac solo tante parole»

Coopsette, i soci «A 7 mesi dal crac solo tante parole»

REGGIO EMILIA. Sono trascorsi sette mesi, e all’orizzonte non si vede alcun progetto sul lavoro. L’accorato appello a costruire progetti reali che vadano oltre la semplice intenzione arriva dai soci...

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REGGIO EMILIA. Sono trascorsi sette mesi, e all’orizzonte non si vede alcun progetto sul lavoro. L’accorato appello a costruire progetti reali che vadano oltre la semplice intenzione arriva dai soci e lavoratori della Coopsette, che si sono riuniti ieri in assemblea a Poviglio per fare il punto sulla situazione. L’obiettivo è doppio: proseguire il confronto e risalire alle responsabilità dei molteplici attori istituzionali coinvolti.

Ma lo fanno denunciando anche le non poche difficoltà incontrate fino ad ora. «Sono mesi – dicono coloro che si definiscono “precari del lavoro e creditori in attesa di notizie” – che ci relazioniamo con enti, istituzioni regionali e territoriali e con la Lega delle Cooperative, per dar voce a un dramma economico e sociale che sta mettendo a terra molte famiglie del territorio reggiano e non solo, al fine di tenere alta l’attenzione sui temi del lavoro e del diritto». I partecipanti all’assemblea ricostruiscono la vicenda che li ha visti divenire vittime del fallimento di Coopsette, fatto che ha coinvolto oltre 700 persone. «Un percorso – dicono – con non poche difficoltà, che interessa sia gli oltre 360 lavoratori rimasti in cassa integrazione, sia ex soci lavoratori e sovventori, che si vedono bloccati risparmi e crediti da lavoro per un totale di oltre 20 milioni di euro».

Con l’avvicinarsi della fine della cassa integrazione straordinaria a fine novembre 2016, il timore dei lavoratori soci di Coopsette è che «se non si apriranno nuove possibilità di alleanze imprenditoriali, si troveranno a fare i conti con la disoccupazione». Quello che chiedono, invece, è «l’individuazione di nuove opportunità di lavoro anche perché oltre il 90% dei lavoratori ha crediti da lavoro e da risparmio ingessati e congelati dalla procedura di liquidazione coatta». E concludono: «Non vogliamo essere eterni cassaintegrati e, proprio per questa volontà a rimettersi in gioco con coraggio e fiducia, moltissimi lavoratori hanno aderito ai percorsi formativi della Regione. Ci sentiamo di poter dar voce a molti disoccupati e precari, non solo ai lavoratori di Coopsette, ma anche dell’ex Cormo o di altre imprese, chiedendo maggiori risorse su progetti reali e uno sforzo che vada oltre l’intenzione e abbia una reale progettualità».

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