«È stata un’idea davvero folle e ora l’abbiamo realizzata»
REGGIO EMILIA. «Questo ospedale è l’ospedale di tutta la comunità di Reggio». La parole non sono di circostanza perché a pronunciarle è Roberto Abati, direttore generale di Grade, la onlus nata nel...
REGGIO EMILIA. «Questo ospedale è l’ospedale di tutta la comunità di Reggio». La parole non sono di circostanza perché a pronunciarle è Roberto Abati, direttore generale di Grade, la onlus nata nel 1989 e, nel 2015, diventa Fondazione. Da oltre 25 anni sostiene l’attività ospedaliera del reparto di Ematologia del Santa Maria Nuova e dell’Irccs di Reggio Emilia, finanziando progetti di ricerca e assistenza per pazienti affetti da malattie oncoematologiche. Il Core è forse il punto più alto dell’attività del Grade, che ha raccolto 2,5 milioni di euro. Come? Chiedendo un aiuto a tutti, dagli imprenditori ai semplici cittadini, che hanno risposto in massa alla chiamata. «Reggio Emilia ha dimostrato ancora una volta che è presente quando si tratta di scendere in campo - dice Abati nella hall del Core - L’idea è nata nel 2007 e sembrava quasi una follia. Ma sentivamo di dover fare qualcosa di eclatante per l’Ematologia. Dovevamo smuovere veramente l’opinione pubblica. Abbiamo annunciato che volevamo raccogliere 2 milioni e mezzo, somma che nemmeno noi credevamo di poter raggiungere allora. Però man mano, alzando l’asticella degli obiettivi, siamo andati avanti con tutte le iniziative e con tutto il sostegno anche degli artisti che hanno devoluto le opere d’arte siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo. In questi 2 milioni e mezzo di euro siamo anche riusciti a portare della qualità in più al progetto. Le porte che vedete in questo ospedale ci sono solo al Core, non ci sono ancora in altri ospedali. I pavimenti sono stati acquistati grazie a Manfredini della Casalgrande Padana che ci è venuto incontro. Ci sono 15mila metri di pavimenti e rivestimenti con caratteristiche di sanificabilità». Il costo delle piastrelle? A listino 700mila euro, «ma Manfredini ce le ha fatte pagare 350mila. La metà: staordinario». Poi 299 piastrelle sono state segnate con un numero associato a un donatore: «La donazione era di 500 euro, c’è chi ha pagato 3.500 euro per avere quella con il numero uno. Quindi credo che una comunità abbia dato il senso a quest’opera. Per fare chiudere questa operazione sabato mattina faremo un grande cerchio in 400 persone tra volontari, cittadini, istituzioni e personale sanitario per un grande abbraccio a questo grande ospedale». (e.l.t.)
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