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Reggio Emilia, docente precaria risarcita con 35mila euro

Reggio Emilia, docente precaria risarcita con 35mila euro

Ricorso dopo 14 anni di supplenze nelle scuole, il giudice del lavoro dà ragione ai legali dell’Anief

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REGGIO EMILIA. Dopo 14 anni di supplenze si è rivolta al giudice del lavoro di Reggio Emilia che le ha riconosciuto un risarcimento di 35 mila euro. Protagonista di questa vicenda una docente precaria che dopo una gavetta infinita, fatta di supplenze tutte sino al 30 giugno o al 31 agosto, ha chiesto aiuto all’Anief (Associazione professionale sindacale).

Il giudice del lavoro ha definito illegittimo l’abuso da parte dell’amministrazione scolastica dei contratti a termine che servono a «soddisfare esigenze permanenti e durevoli delle scuole statali, derivanti dalla mancanza strutturale di personale di ruolo». Il giudice ha inoltre parlato di discriminazione dei docenti a tempo determinato ai quali non vengono riconosciuti gli stessi scatti d’anzianità dei docenti di ruolo.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal ha commentato così questa vittoria ottenuta dai legali Fabio Ganci, Walter Miceli e Irene Lo Bue: «Abbiamo ottenuto giustizia e continueremo a batterci in tutte le sedi opportune per condurre il ministero dell’Istruzione al pieno rispetto di tutti i lavoratori precari della scuola che hanno diritto alla stabilizzazione, invece allontanata nel tempo abusando della loro professionalità».

Il sindacato rammenta che è possibile ricorrere, tramite il portale Anief, per chiedere l'immissione in ruolo, il riconoscimento degli scatti stipendiali e l'estensione dei contratti dal 30 giugno al 31 agosto. «È possibile, infine, ricorrere per farsi riconoscere, ai fini della mobilità, il servizio pre-ruolo con il medesimo punteggio attribuito al servizio di ruolo».

Nella sentenza, il giudice di Reggio ha spiegato che il comportamento del Miur non può rimanere senza sanzioni perché viola quanto disposto dalla Corte di Giustizia, che ha riscontrato la violazione di accordi e direttive europee. Pertanto, sulla base di tali premesse, è giunto alla condanna del Ministero dell'Istruzione e al risarcimento di nove mensilità dell'ultima retribuzione, in favore della ricorrente.

Inoltre, lo stesso giudice ha stabilito il diritto «al pagamento delle relative differenze retributive, in ragione dell’anzianità di servizio maturata, quantificata in 18.074 euro, oltre interessi legali dal deposito della sentenza al saldo» e anche il riconoscimento mensile dello scatto stipendiale previsto dal contratto collettivo nazionale per il personale assunto a tempo indeterminato, «pari a 257,77 euro da liquidare mensilmente nella busta paga della ricorrente».

La condizione della supplente che ha vinto il ricorso è la norma per tanti insegnanti che lavorano nelle nostre scuole e sono alle prese da anni con contratti a termine e una totale incertezza sul loro futuro.

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