«Il Core è la Mediopadana della sanità»
Il sindaco Vecchi: «Stiamo creando un polo di eccellenza internazionale che contribuirà a cambiare la nostra città»
REGGIO EMILIA. «Stiamo per celebrare un momento positivo per Reggio Emilia: tre anni dopo la Mediopadana apriamo il Core, luogo di pari valore e che testimonia l’esistenza di una sanità reggiana dal volto umano, e che insieme ad altri progetti sta definendo il futuro della nostra città».
Per il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, «non sarà un’inaugurazione come tante altre». Il nuovo centro oncoematlogico è il passaggio più importante nella storia recente di Reggio. Una struttura all’avanguardia dedicata alla cura dei tumori, già definito l’ospedale del futuro perché unisce sotto lo stesso tetto anche la ricerca, ponendo al centro le persone, che siano malati, familiari o personale medico.
Un progetto costato 35 milioni di euro, finanziato dalla Regione e con una raccolta fondi eccezionale da parte di Grade onlus, che ha messo insieme 2,5 milioni di euro donati dai reggiani: l’eccellenza nell’eccellenza. Una storia unica, presa in considerazione dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, presente al taglio del nastro con il ministro Graziano Delrio e tutti i vertici istituzionali. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13644933:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/06/11/news/renzi-reggio-emilia-e-un-modello-per-l-italia-che-riparte-1.13644933]]
«Siamo di fronte a una struttura che esprime i valori più alti della nostra città - è la dichiarazione di Vecchi - Un altissimo grado di qualità della sanitaria pubblica di livello internazionale. Il mio primo pensiero va alle persone, a quei professionisti e tecnici che ogni giorno all’interno dei reparti hanno fatto crescere oncoematologia. Poi va al livello tecnologico e all’avanguardia creata per sviluppare questo polo sanitario. Terzo pensiero va al Santa Maria, ospedale accogliente che ha messo al centro le persone, partito dal progetto di Manfredini e approdato ora al Core. Poi c’è il grande protagonismo civico che va da Grade ad Apro che in qualche modo sono testimonianza del radicamento dell’ospedale nella comunità reggiana. Il polo sanitario si svilupperà ulteriormente con il Mire, per il quale abbiamo recuperato 25 milioni di euro con appalto in partenza nel 2016 grazie allo sforzo compiuto con la Regione che ha confermato forza e credibilità al progetto».
Poi, nei prossimi mesi, anticipa il sindaco, «insieme all’Usl apriremo in città due case della salute di prossimità. Non dimentichiamo poi l’appalto da 7 milioni di euro per la prima Rems in Italia, che completa il ciclo di superamento dell’Opg e porterà una nuova eccellenza a Reggio».
Gli investimenti nelle strutture porteranno, a inizio 2018, alla fusione dell’azienda sanitaria con l’Ausl di Reggio, «secondo un principio di integrazione ed efficientamento - avverte Vecchi - Questa rete di presidi ospedalieri e dell’Irccs sono il punto di approdo di un sistema sanitario che tra 20 anni i nostri nipoti potranno guardare constatando la portata storica e strategica del lavoro svolto oggi». Progetti di lungo respiro, che portano Vecchi a una considerazione: «Per immaginare e portare a termine questi grandi progetti non bastano mesi ma anni. Il passaggio di testimone tra i vari amministratori è stato anche un passaggio di responsabilità».
A far funzionare il volano di Reggio Emilia sono ormai la ricerca e la conoscenza, assicura il sindaco: «L’Irccs è il più grande centro di ricerca della città. A questo aggiungiamo ora il Tecnopolo alle Reggiane. C’è poi il centro Malaguzzi. Ampliando la fotografia alle macro progettualità c’è l’arena Campovolo, piuttosto che i Chiostri di San Pietro, la Reggia di Rivalta, e la tangenziale nord che completa le infrastrutture. Questa non è più una fotografia suggestiva di una città futuribile ma sono cantieri che vanno avanti arrivando ad inaugurazioni come quella il Core, destinati a cambiare la struttura hardware di Reggio. Poi io da reggiano sono orgoglioso di dire che gli ospedali funzionano, che ci sono professionalità alto tasso di umanità. Per noi il Core non è un punto di arrivo ma un nuovo punto di partenza».
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