Gazzetta di Reggio

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Mensa per profughi Il Comune rassicura «Non in via Turri»

di Luciano Salsi
Mensa per profughi Il Comune rassicura «Non in via Turri»

Incontro tra i cittadini e gli assessori Maramotti e Sassi I residenti temono un ulteriore afflusso di stranieri in zona

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REGGIO EMILIA. Il Comune smentisce l’imminente apertura di una mensa per profughi nei locali di via Turri 27. È quanto emerge dall’incontro che si è svolto giovedì sera tra gli assessori Matteo Sassi, vicesindaco con delega al Welfare, e Natalia Maramotti (Sicurezza e Commercio) con i cittadini di via Turri che si stanno organizzando in un comitato per porre un freno al degrado del quartiere. Questi hanno presentato un documento in cui, oltre ai cronici problemi irrisolti, viene denunciato quello della ventilata apertura di un locale adibito alla distribuzione dei pasti ai giovani, in gran parte provenienti dall'Africa subsahariana, che chiedono di essere riconosciuti come rifugiati.

A parere dei cittadini aumentare la presenza di stranieri in questa zona che ne è già satura non farebbe altro che accrescere l’emarginazione e il disagio sociale degli abitanti. Queste persone, che durante la giornata sostano per ore davanti alla stazione ferroviaria, dormono in alloggi presi in affitto dalle cooperative sociali che li assistono. Il vitto viene loro distribuito in via Eritrea dalla mensa dell’ex-dopolavoro ferroviario, ora trasformato in un normale esercizio pubblico con il nome di bar Locomotore. La mensa continua ad essere aperta al pubblico, ma viene utilizzata anche per fornire il pranzo e la cena agli africani, che vi possono accedere in orari anticipati, verso le 11,30 e le 18,30. Il fatto che il gestore del bar abbia preso in affitto un negozio al numero 27 di via Turri allarma le famiglie che risiedono nei condomini sovrastanti, già pesantemente afflitti da più d’un anno dal distacco del gas e del teleriscaldamento. Il loro timore è che quella diventi una succursale della mensa del Locomotore riservata agli stranieri. Li si vorrebbe delocalizzare perché, con la loro presenza, allontanano da via Eritrea una parte della clientela, soprattutto quando l’ampio spazio ricettivo retrostante viene usato per aperitivi e serate musicali. Il problema, però, verrebbe scaricato sulle aree verdi e cortilive di via Turri.

Natalia Maramotti smentisce questa prospettiva. «Non ci risulta che sia stata presa alcuna decisione sull’utilizzo del locale». Le sue rassicurazioni e la sospensione dei lavori di sistemazione del negozio attenuano la preoccupazione degli abitanti, che però insistono per avere ulteriori chiarimenti e un rapporto di trasparenza e fiducia con l’amministrazione comunale.

L’impegno comune è di riprendere il dialogo nei prossimi incontri. Intanto gli assessori promettono di accelerare la realizzazione delle altre iniziative destinate a migliorare la vivibilità del quartiere: «Speriamo - dice Natalia Maramotti - che si giunga entro la fine di giugno alla riapertura del bar in piazza Domenica Secchi. Insieme ai cittadini vedremo come animare la zona circostante. Pensiamo di collocarvi un maxischermo durante le Olimpiadi. In quanto ai distacchi delle utenze, ci ripromettiamo di approfondire il problema».

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