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Parmaporte vuole comprare la Cormo

di Serena Arbizzi
Parmaporte vuole comprare la Cormo

San Martino in Rio, l’azienda ha presentato un piano industriale per salvare 90 posti di lavoro e riprendere la produzione

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SAN MARTINO IN RIO. La Parmaporte di Fidenza, in provincia di Parma, ha presentato un piano industriale per fare ripartire l’attività produttiva nello stabilimento di San Martino in Rio alla ex Cormo.

Il progetto è stato illustrato nei dettagli ai sindacalisti di Cgil Fillea nel corso di un incontro che si è svolto venerdì pomeriggio: si tratta di una proposta che potrebbe tutelare almeno una novantina di posti di lavoro ed è articolata in due parti principali.

La prima parte prevede che Parmaporte, rilevi tutto il reparto porte di San Martino in Rio. Questa sezione del piano prevede che si possano ricavare utili sin dall’inizio della ripartenza dell’attività produttiva, che, se l’operazione va in porto, impiegherebbe dai 42 ai 45 lavoratori.

La seconda parte riguarda, invece, una parte del comparto serramenti. Per concretizzare questo intento, Parmaporte ha chiesto al fondo Namira, proprietario del capannone ex Cormo, uno spazio di 3500 metri quadri e, riavviando quest’attività si potrebbe garantire un impiego ad altri 45 lavoratori. Tuttavia, in cambio di questo spazio, Namira ha chiesto un affitto di 150mila euro all’anno per un business che richiederebbe cinque o sei anni per consolidarsi appieno. Una somma che non può essere spesa da Parmaporte, ma che i sindacati, insieme ai lavoratori, sperano possa essere sostenuta dalla Lega delle cooperative per riavviare l’attività. Inoltre, venerdì Giuseppe Chiussi, titolare di Parmaporte, ha manifestato ai sindacati la disponibilità a instaurare una sinergia con la modenese Coop Legno, divenuta Open.Co dopo la fusione con Cormo un paio d’anni fa e dove oltre un centinaio di lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria. Parmaporte ha fretta di concludere la realizzazione del progetto e dall’azienda di Fidenza si chiedono perché, nonostante il piano industriale sia stato presentato al commissario nominato dopo la liquidazione coatta amministrativa di Open.Co, non sia ancora arrivata una risposta chiara.

Tra i sindacalisti emerge la paura che si voglia prendere tempo per indurre i lavoratori ex Cormo a formare una nuova cooperativa, come pare stia accadendo alla Coop Legno. Per questo c’è molta fibrillazione in vista del nuovo incontro in Regione che dovrebbe tenersi entro la fine del mese sulla situazione dell’ex Cormo.

Se, infatti, i sindacalisti manifestano soddisfazione, da un lato per il concretizzarsi dell’offerta da parte di Parmaporte, il cui titolare ha chiamato di sua iniziativa la Cgil per illustrare il suo piano, dall’altro c’è la fortissima preoccupazione che tra la vecchia dirigenza Cormo e Legacoop non vi sia la reale intenzione di salvare gli oltre 200 posti a rischio.

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