Gazzetta di Reggio

Reggio

Un popolo di matti da imitare

Stefano Scansani
Un popolo di matti da imitare

L'editoriale del direttore, Stefano Scansani, sull'inaugurazione del CoRe

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Mettete insieme l’umanità, il guizzo di follia e la generosità dei reggiani, e il capolavoro è fatto. Il Core non è un ospedale pubblico, non è un ospedale privato. È un ospedale suscitato dalla comunità. Nel senso che l’impresa pazza del Grade - la onlus che l’ha fortemente voluto - ha sparigliato gli schemi pachidermici della sanità italica, e ha puntato dritto al senso di partecipazione di Reggio Emilia e della sua gente.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13644382:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/06/11/fotogalleria/il-girotondo-della-gente-del-grade-attorno-al-core-di-reggio-emilia-1.13644382]]

Sono stati raccolti 2,5 milioni di euro su un impegno totale di 35. Sono state vendute una a una anche le piastrelle numerate dei corridoi, perché ogni pezzo di Core - la più moderna struttura per la cura e la ricerca oncologica ed ematologica in Italia - è figlio della cittadinanza. C’è chi ha sborsato anche 3.500 euro per la mattonella numero uno. Pranzi, lotterie, aste di opere d’arte. Ci sono stati imprenditori che oltre a donare hanno dimezzato i prezzi di listino dei materiali edili, degli arredamenti e degli infissi, cittadini che hanno partecipato con pochi euro. Un tesoro comunque, che ha trovato nella Regione Emilia Romagna condivisione, risorse, realizzazione.


[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13645624:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/e-pronta-l-ala-dell-ospedale-medici-e-volontari-festeggiano-con-un-maxi-girotondo/58094/58323]]

Lo ha riconosciuto il presidente Bonaccini ieri: «Il Core è stato immaginato e voluto da Grade, approvato e finanziato dalla Regione Emilia Romagna. Questa è una comunità che ci ha messo del proprio». Per forza i reggiani sono gelosi di questa creatura, tanto che alcuni (tanti a dire il vero) hanno scritto e hanno chiesto Renzi che vuole? Che c’entra? Che viene a fare?

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13644933:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2016/06/11/news/renzi-reggio-emilia-e-un-modello-per-l-italia-che-riparte-1.13644933]]

Per i governativi non è un bel segnale degli umori della periferia italiana che della crisi non vede un’attenuazione, che nello Stato ha una fiducia ipotesa, che alle riforme crede poco o niente, che al rosario di parole sovrappone un proverbio rurale svelto: chi fa per sé fa per tre.

La protesta per il rinnovo del contratto del personale ospedaliero, le contestazioni di chi voterà No al referendum istituzionale d’ottobre, i cortei degli antagonisti, e di chi Renzi non vuole vederlo neanche fotografato, sono stati fisiologici rispetto alla “necessità” e occasione celebrativa con la quale Reggio ha fatto tagliare il nastro al premier. Non tanto perché il Core non è del premier (come sembrerebbe essere il tunnel del Gottardo, un qualsiasi viadotto, elettrodotto, acquedotto...), ma perché lo Stato ieri era ospite protocollare, in un certo qual modo di prammatica. Come si faceva coi preti quando venivano a benedire le case. Amen.

Ma siccome sono ancora tenacemente convinto che lo Stato dovremmo essere sempre noi (pensionati, compratori delle piastrelle col numero, lavoratori, pazienti, operatori, imprenditori…) ho speranza che Reggio sia servita a Renzi. Sia stata utile al premier. Non tanto per un giro di propaganda o benedizione mediopadana, ma per dargli un reale esempio di partecipazione, di città solidale, di quanto sia operativo e fattivo l’ottimismo. Il nostro.

Non quello microfonato o comiziante, che quando approda a Roma si ripete e si spompa, si scioglie nello stagno burocratico, delle opposizioni interne e dell’oltremondo parlamentare. Gli organizzatori della giornata inaugurale - i responsabili del Core e i sostenitori del Grade - hanno intuito al volo cosa fare e come fare. Ad ogni intervento dell’autorità elettiva (sindaco, presidente della Provincia, presidente della Regione, presidente del Consiglio) hanno contrappuntato le testimonianze dirette, brevi, emozianti, con il loro carico di lavoro, umanità e speranza: medici, infermieri, ricercatori, pazienti.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.13644457:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2016/06/11/fotogalleria/core-centinaia-di-reggiani-alla-prima-inaugurazione-del-nuovo-reparto-1.13644457]]

Renzi ha capito immediatamente che più di taglio di nastro si trattava di taglio di traguardo per la nostra città. Ringraziando per l’invito, ha chiamato l’evento col suo nome: «La prendo come una festa in famiglia».
Ha preteso dalla regia di sfumare la sua faccia proiettata nel maxischermo per tornare alla proiezione del girotondo del mattino: «Un girotondo non contro. Ma per».

E ha lodato, molto lodato Reggio e i reggiani. Siccome pecchiamo di autostima, bisogna che Renzi sappia che i reggiani sono assolutamente convinti di avere realizzato un sogno, messo in moto un centro d’eccellenza che presto sarà il dirimpettaio del Mire, specializzato in maternità e infanzia. Sono realtà suscitate dal basso, per le quali sono mobilitati i sistemi vitali della città: comunità, coesione coraggio e, nel caso reggiano, un rinforzo di follia. Un popolo di matti da imitare.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google