Gazzetta di Reggio

Reggio

Aemilia, sigilli alla casa di un imputato

di Jacopo Della Porta
Aemilia, sigilli alla casa di un imputato

La polizia di Reggio esegue due misure preventive, il questore Fusiello: «Sequestrare i beni è l’unico strumento efficace»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Continua la strategia d’aggressione degli inquirenti ai beni di presunti appartenenti alla cosca Grande Aracri. La questura di Reggio Emilia ha eseguito due misure di prevenzione nei confronti di altrettante persone detenute e imputate nel maxiprocesso in corso in città. Inoltre ne ha in serbo altre sulle quali il tribunale deve ancora esprimersi. L’attività investigativa è stata delegata alla polizia dalla Dda di Bologna.

Il 30 maggio la questura ha effettuato il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni per un valore di 200mila euro riconducibili al crotonese di 36 anni Antonio Floro Vito. La misura preventiva patrimoniale è stata disposta dal tribunale in seguito agli accertamenti svolti dalla Divisione anticrimine, diretta da Antonio Stavale, e dalla squadra mobile della questura, diretta da Gugliemo Battisti.

I poliziotti hanno sequestrato un appartamento di cinque vani in via Montessori, in località Due Maestà, intestato alla moglie dell’imputato, due conti correnti sui quali c’erano 7.500 euro e vari beni mobili. Gli agenti cercano anche l’Audi A6 di Floro Vito, che non è ancora stata trovata.

Contestualmente la polizia ha eseguito una misura preventiva personale nei confronti del 53enne Alfonso Paolini, ritenuto dagli inquirenti l’uomo di raccordo tra il clan ed alcuni appartenenti delle forze dell’ordine di Reggio, Parma e Crotone. Quando uscirà dal carcere Paolini sarà sottoposto alla sorveglianza speciale, che prevede una serie di limitazioni. Gli accertamenti su Paolini non hanno portato a individuare beni di sua proprietà che potessero essere ritenuti provento di attività illecità.

Quelle del 30 maggio sono le prime misure patrimoniali richieste dalla questura reggiana e accolte dal tribunale. A breve dovrebbero essercene altre. Per quanto riguarda le misure personali invece sono già 25 quelle richieste e ottenute dalla polizia dopo l’operazione Aemilia.

Il questore Isabella Fusiello ieri ha rimarcato l’importanza di questi provvedimenti, per i quali è stato svolto un grande lavoro investigativo. «Da sempre ritengo i sequestri di beni come uno strumento importante per contrastare la criminalità organizzata e comune. Aggredire i patrimoni di chi si dedica ad attività illecite spesso è l’unica misura efficace. Chi delinque mette in conto di poter passare qualche periodo in carcere ma non pensa mai di poter perdere i propri beni».

Il questore ha poi dedicato un passaggio alla misura nei confronti di Paolini, che aveva contatti con alcuni elementi della questura e di altre forze dell’ordine, come emerge dall’inchiesta Aemilia. «Il fatto che la Dda abbia affidato a noi questo accertamento è un motivo d’orgoglio e il fatto che sia stato svolto un lavoro molto accurato, culminato con esito positivo, fa capire che noi non abbiamo nulla a che vedere con certi personaggi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google