Gazzetta di Reggio

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I gelati della Indian srl fanno gola alla Finanza

di Roberto Fontanili
I gelati della Indian srl fanno gola alla Finanza

L’azienda di Corte Tegge conosciuta in tutto il mondo per il “bif” Indianino ha aperto le porte a un nuovo socio di maggioranza, il fondo Idea Taste of Italy

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REGGIO EMILIA. Da Cavriago agli States il salto è lungo. Ma l’azienda Indian srl di Corte Tegge (per noi reggiani quella del bif Indianino, ma la sua produzione dolce e salata è ben più vasta) di proprietà della famiglia Olivi ha tutta l’intenzione di provarci.

E per farlo ha aperto le porte del gioiello di famiglia (che ha un fatturato annuo che oscilla intorno ai 30 milioni di euro) a un nuovo socio di maggioranza. Si tratta di Idea Taste of Italy, il primo fondo di private equità italiano, che ha acquisito la maggioranza azionaria dell’azienda.

«L’obiettivo di questa operazione – conferma il titolare Fabrizio Olivi, al timone dell’azienda da 18 anni – è quello di posizionarsi su un mercato che ha potenzialità fortissime e un consumo procapite di gelati molto più elevata rispetto ai 5 kg annui pro capite del mercato italiano e ai 14 kg del nord Europa. È una scelta compiuta per espanderci in un mercato dove siamo già presenti con i nostri prodotti attraverso un importatore e, quando è emersa l’esigenza di un possibile stabilimento negli Usa, ci siamo guardati intorno. Per adesso il sogno americano l’abbiamo solo sfiorato, ma speriamo di raggiungerlo».

Cosa cambierà in azienda?

«La governance dell’azienda resta nelle mani della nostra famiglia che con me è arrivata alla terza generazione di gelatai. Il sottoscritto resterà presidente, così come mia moglie Roberta e i nostri due figli restano nel Cda. Daniele è direttore vendite mentre Andrea è il direttore dello stabilimento di Corte Tegge».

Come siete arrivati alla decisione di trovare un socio?

«È stata una ricerca che è andata avanti negli ultimi due anni, in cui vedevamo crescere le richieste e le possibilità di sviluppo. Potevamo farcela anche da soli, ma così potremo operare con più tranquillità affiancati da manager di un fondo italiano specializzato sul food, che ci offre maggiori garanzie. Ho guardato anche al futuro internazionale dei miei figli, che potranno operare a stretto contatto con manager quarantenni con esperienza sui mercati esteri».

Cambierà qualcosa sul piano produttivo?

«I bif con cui siamo nati e la gelateria restano il nostro core business. Nel nostro stabilimento, realizzato nel 1962, d’estate occupiamo anche 250 pesone mentre in inverno diventano una cinquantina, proprio a causa della stagionalità del consumo di gelato in Italia. La nostra produzione per l’85% è per conto terzi e la parte restante con i nostri marchi e all’estero finisce attualmente il 25% della produzione. Da quando mio nonno aprì la prima bottega in via Guidelli c’è stato poi il passaggio alla produzione industriale alla fine degli anni ’50 e adesso è arrivato il momento di puntare sui mercati esteri e far strada ai miei figli, quarta generazione di gelatai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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