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La Cna lancia una crociata contro i mercatini del riuso

di Luigi Vinceti
La Cna lancia una crociata contro i mercatini del riuso

I vertici del settore Commercio: «Non ce l’abbiamo con Remida o gli hobbisti ma con quei personaggi che guadagnano 1000 euro a volta, evadendo il fisco»

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REGGIO EMILIA. «I “mercatini”, che spuntano come funghi in quasi tutti i paesi della provincia e che trovano sempre più spesso ospitalità anche nel centro della nostra città, costituiscono un fenomeno che va rivisto».

È di questo avviso il presidente di Cna Commercio, Dino Spallanzani, che lancia, insieme ad Annarella Ferretti e Mauro Panizzi, un forte richiamo indirizzato alle amministrazioni che si mostrano eccessivamente generose e disponibili. Perché, con la scusa di queste vendite che un tempo erano effettivamente rapportate alla necessità di svuotare le cantine e i solai, adesso si è finito per creare un vero e proprio abusivismo commerciale. «Non è più rinviabile un intervento – hanno affermato i tre esponenti della Confederazione – perché si intrecciano varie forme di illegalità».

Non si tratta solo di concorrenza sleale ma anche di assenza di qualsiasi garanzia sulla sicurezza e la qualità della merce. «Abbiamo inviato a tutti i sindaci reggiani – ha precisato Panizzi – un dossier che descrive a chiare lettere le forme collaterali di commercio irregolare che si svolgono su aree pubbliche. Ogni municipalità può verificare in loco la situazione che, nel suo insieme, è diventata una minaccia per l’intero sistema commerciale del territorio».

«La legge regionale sull’hobbismo – ha proseguito – non aiuta molto a fare chiarezza, ma basterebbe controllare la posizione di quanti si presentano a queste passerelle per accertare sia la fonte dei prodotti messi in vendita che il rispetto delle regole fiscali».

«Non parliamo naturalmente di Remida – ha precisato – che ha inventato questa utile forma di recupero di cose dismesse, limitando la loro dispersione e quindi il danno che il loro abbandono reca all’ambiente, né delle feste organizzate dai bambini o dalle organizzazioni di volontariato, bensì di coloro che si aggregano a questi appuntamenti che ormai sono diventati quasi quotidiani. Finti artigiani e commercianti che si mascherano da hobbisti, evadendo in tal modo tasse e contributi ai quali sono invece soggetti coloro che sviluppano regolarmente la propria attività».

«In questo modo – ha affermato la Ferretti – non devono pagare gli affitti, da 2.500 a 4.500 euro, cui sono invece soggetti i commercianti del centro storico. Non è corretto. E il quadro è degenerato se si considera che alcuni stand riescono a incassare quasi 1.000 euro al giorno senza pagare nulla al fisco e alla comunità locale ».

«È stato fatto uno studio in ambito provinciale – la conclusione di Panizzi – ed è risultato che di questi mercatini, che spesso si annidano nelle feste di paese, se ne possono contare ben 288 in un anno. Non c’è più luogo esente, sono spalmati su tutta la provincia: dovrebbero essere istituiti dei registri per le presenze degli espositori privati. Siamo al punto che non si svuotano più i solai e le cantine, bensì i negozi che lavorano regolarmente». (l.v.)

 

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