Gazzetta di Reggio

Reggio

Lo lasciarono morire lungo una strada

di Elisa Pederzoli
Lo lasciarono morire lungo una strada

Muhammad Asghar era un corriere della droga e aveva un ovulo nella pancia. Arrestati i complici che non lo soccorsero

3 MINUTI DI LETTURA





CADELBOSCO SOPRA. Era il 24 dicembre dello scorso anno quando in via Molino Vico Zoaro, nelle campagne di Cadelbosco Sopra, venne trovato riverso a terra un uomo agonizzante e in un grave stato di ipotermia. Morì poche ore dopo l’arrivo in ospedale.

Inizialmente, si pensò a un overdose. A una storia di droga finita male. Invece le indagini dei carabinieri della locale stazione coordinati dal sostituto procuratore Giacomo Forte, sono arrivate a una clamorosa svolta: due persone sono state arrestate, su ordine del giudice per le indagini preliminari Angela Baraldi, con l’accusa di omicidio e traffico internazionale di stupefacenti. La vittima, identificata poi in un 44enne di origine pakistana residente in Spagna, era un body packer: un corriere della droga, un “ovulatore” come si dice in gergo. L’autopsia ha rivelato, infatti, la presenza dell’intestino dell’uomo di un ovulo di eroina liquida.

A finire in manette sono stati Muhammad Muezz, pakistano di 25 anni residente a Busto Arsizio e Aziz Usman, 28enne connazionale domiciliato a Bagnolo San Vito (Mantova).

Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri di Caldebosco Sopra coordinati dal maresciallo Pietro Castrich, sono stati loro la sera del 24 dicembre 2015 ad abbandonare Muhammad Asghar – 44enne di origine pakistana ma da tempo residente in Spagna, vicino a Barcellona – in una strada sterrata alla periferia del paese. Era ancora vivo, quando è stato lasciati lì da solo e al freddo. Ma era già in gravissime condizioni per un occlusione intestinale, che si portava avanti da almeno tre giorni.

Il 44enne, infatti, era arrivato da Barcellona a Milano in aereo con un carico di ovuli di droga. La tappa in un’abitazione di via Nevio 3 a Bagnolo San Vito (Mantova) - nella casa in cui aveva trovato provvisorio domicilio Aziz Usman, ospite da un amico - aveva permesso l’espulsione di parte degli ovuli ingeriti. Tranne uno. Quello che ha fatto stare male la vittima. Ma nonostante le ripetute richieste di aiuto per essere portato in ospedale, i due dopo tre giorni di agonia decisero invece di abbandonarlo in una strada isolata. Per evitare, evidentemente, di finire nei guai. Una decisione crudele e scellerata, che portò inesorabilmente alla morte il 44enne per assideramento: la vittima fu trovata a torace scoperto e bagnato.

Quando i carabinieri sono andati a cercarli, Muhammad Mueez era al Centro di prima accoglienza di Brindisi. Sarebbe stato imbarcato ieri per il Pakistan, per essere rimpatriato. Mentreo Aziz Usman è stato bloccato in stazione dei treni a Guastalla: il giovane, che bazzicava nella Bassa da tempo, stava recandosi da un conoscente. Ora i due sono accusati in concorso di traffico internazionale di stupefacenti e omicidio doloso.

Ma le indagini dei carabinieri non sono finite. Se da una parte c’è la certezza che l’eroina fosse destinata al mercato lombardo ed emiliano - attraverso un procedimento sarebbe stata riconvertita dallo stato liquido a quello solido - resta da ricostruire per intero la rete del traffico. A chi Mueez e Usman hanno rivenduto gli altri ovuli di stupefacente trasportati dal 44enne da Barcellona a Milano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google