«Nostro figlio ucciso da un farmaco»
I genitori di Carletto, morto dopo avere bevuto detersivo, annunciano una causa civile contro il Santa Maria Nuova
SAN MARTINO IN RIO. «Nostro figlio è stato ucciso da un farmaco che non avrebbe dovuto essergli somministrato da parte dei medici dell'ospedale. Inoltre, Carlo avrebbe dovuto essere trasferito al reparto di Rianimazione pediatrica perché fosse curato con la dovuta strumentazione, adatta alla sua giovanissima età. Nostro figlio aveva superato i problemi legati all'ingestione del "caustico" e avrebbe potuto essere curato e salvato».
Hanno annunciato la seria intenzione di intentare una causa civile contro l'ospedale Santa Maria Nuova, Antonio Russo e Giusy Cataldo, genitori del piccolo Carlo Russo, il bambino di due anni morto il 28 agosto dello scorso anno dopo avere ingerito una dose di detersivo per lavastoviglie nel bar Black or White di via dell'Artigianato, gestito dalla famiglia Russo. Al momento quattro medici dell'ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia sono indagati per omicidio colposo, e risulta indagata anche la madre del piccolo Carlo, Giusy Cataldo.
Ieri pomeriggio i Russo, assistiti dall'avvocato Alessandro Carrara, hanno convocato una conferenza stampa al bar dov'è iniziata la tragedia per illustrare gli esiti delle perizia di parte, eseguita dal medico legale reggiano Paolo Redeghieri, in collaborazione con il dottor Pettenazzo di Padova. Esiti che in buona parte sono coincidenti con la perizia della Procura. «Le cause del decesso non sono direttamente riconducibili all'ingestione del caustico, ma alle cure che sono state prestate durante la degenza – ha argomentato l'avvocato Carrara –. Siamo in possesso delle perizie da gennaio, ma l'ospedale non ci ha dato risposte soddisfacenti, nonostante sia morto un bambino di due anni. Inoltre, l'azienda ospedaliera non ha autotutela, ovvero, da quando è fallita l'azienda Faro, non ha copertura assicurativa e l’ospedale deve rispondere del danno rispettando una procedura particolare che deve essere sottoposta al vaglio della Regione. Questo crea un problema di tipo burocratico non indifferente che fa sì che l’ospedale non prenda una posizione netta».
Ad entrare nei dettagli della perizia è il padre di Carlo, Antonio: «Come emerge dagli esami che sono stati predisposti, mio figlio aveva lesioni che avrebbero potuto essere curate: Carlo è morto per un'aritmia. E, sempre dagli accertamenti effettuati, si evidenzia un grave errore medico: un farmaco somministrato a Carlo non gli andava dato. È sufficiente cercare il nome di questo farmaco su Google per accorgersi come il suo utilizzo debba necessariamente essere attento e, soprattutto, debba essere dato in dosi ridotte su un bambino di più di tre anni. Mio figlio ne aveva due… Quindi, io non posso fare a meno di tormentarmi con alcune domande che mi affliggono da 10 mesi. Perché è stato usato quel farmaco e perché in quel quantitativo? E perché sono stato mandato a casa dall’ospedale alle tre del mattino sentendomi dire che mio figlio aveva una piccola bronchite, poi sono stato richiamato poche ore dopo mentre gli stavano facendo il massaggio cardiaco? Non riesco a rassegnarmi fino a quando non avrò risposte. Vogliamo giustizia per nostro figlio Carlo». I periti hanno effettuato, inoltre, accertamenti sulla lavastoviglie. «Uno dei motivi per cui Giusy Cataldo è indagata è il funzionamento della lavastoviglie e l'omissione di vigilanza da parte della madre – sottolinea l'avvocato Carrara –. Si è voluto indagare sul perché il liquido non si trovasse nella lavastoviglie da cui avrebbe dovuto essere prelevato automaticamente. Ebbene, la perizia ha accertato che la lavastoviglie non era funzionante, come abbiamo sempre sostenuto noi fin dall’inizio». La distanza tra la madre e il piccolo, nel momento in cui ha bevuto il detersivo, «era di 20 centimetri», puntualizza la stessa Giusy.
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