«La fusione a Campegine farà svalutare le case»
L’associazione per il no “Rinascita campeginese” lancia il grido di allarme Il geometra Saccani: «Il centro sarà Sant’Ilario, solo loro ci guadagneranno»
CAMPEGINE. «Le periferie di per sé hanno valori immobiliari inferiori. Avviene questo, da che mondo e mondo. E con la fusione con un Comune di oltre 10mila abitanti, gli altri due da 5mila diventeranno frazioni. E le frazioni, frazioni delle frazioni. La perdita di valore sarà almeno del 15/20%».
A lanciare il grido d’allarme è “Rinascia campeginese”, l’associazione che a Campegine riunisce i cittadini determinati a dire no alla fusione con Sant’Ilario e Gattatico che un referendum, in programma il prossimo autunno, dovrà confermare e o bocciare.
Il geometra Victor Saccani, del fronte del no, ha un passato da immobiliarista. Lascia intendere che quella dei valori immobiliari è materia familiare. E la nascita di un maxi-comune a cavallo della via Emilia potrebbe avere serie ripercussioni anche su questo fronte.
«Nel mio lavoro, mi è capitato spesso di fare valutazioni di immobili del centro o in una frazione. Va da sè che una unione comporta, non ci nascondiamo dietro a un dito, che il centro sarà Sant’Ilario e gli altri due Comuni le periferie. E le periferie come valore immobiliare sono inferiori».
Fa un esempio concreto: un appartamento che oggi vale 130mila euro, a fusione avvenuta, avrà una nuova valutazione compresa tra i 105mila e i 110mila. «Abbiamo la sensazione che noi diventeremo un dormitorio. A Sant’Ilario ci sono tutti i servizi, gli ambulatori, la stazione. C’è tanto. Con la realizzazione della via Emilia bis l’importanza di Sant’Ilario aumenterà. Le conseguenze ricadranno tutte sugli altri due Comuni» sono le considerazioni di Saccani. Che partono da un dato: «Già adesso a Campegine i negozi storici chiudono e non si trovano nuovi gestori pronti a tenerli aperti. Sono convinto che con la fusione la situazione non potrà che peggiorare. Il paese è destinato a spegnersi se non avrà una sua autonomia». Ma ribadisce: «La nostra non è una valutazione sparata. Gli immobili avranno una svalutazione. Mentre a guadagnarci probabilmente saranno quelli di Sant’Ilario, il Comune capofila».
Nei giorni scorsi l’associazione, assieme ai “colleghi” del “Comitato per il no di Gattatico”, hanno organizzato un pranzo per spiegare le ragioni del no. I cittadini dei due gruppi - «con gente sia di una parte che dell’altra parte politica» ci tengono a sottolineare - sono determinati a tenere alta l’attenzione sul tema fusione. E le ragioni del no. E a confrontarsi con le ragioni del sì che sul punto, evidentemente, la pensano in modo diverso. (el.pe)
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