Gazzetta di Reggio

Reggio

«Stalking, emergenza costante e strutturale»

di Ambra Prati
«Stalking, emergenza costante e strutturale»

L’avvocato Fava: «Servono più misure cautelari e l’applicazione della normativa in vigore»

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REGGIO EMILIA. «Lo stalking è ormai una emergenza costante, un dato strutturale: non passa giorno che non si registri un nuovo caso».

L’avvocato Giovanna Fava – da sempre impegnata sul fronte dei diritti alle donne, nonché ferita nella sparatoria del tribunale di Reggio nel 2007 (nata dal marito di una assistita che non si rassegnò al divorzio) – interviene sul fenomeno sottolineando l’importanza delle misure cautelari, all’indomani dell’episodio limite dello stalker suicida in carcere, ma anche sull’onda dei tanti femminicidi che si susseguono a livello nazionale.

Le denunce per stalking hanno tracciato una parabola ascendente, negli ultimi anni. E se i dati 2015 si discostano di poco da quelli del 2014, cambia tuttavia l’identikit delle vittime: non solo 35-40enni, ma ora anche sono ventenni perseguitate dai primi fidanzati.

«Rispetto al passato c’è stato un crescendo, così come sono lievitate le richieste di misure cautelari in sede penale, mentre in sede civile non si registra una variazione significativa – afferma Fava – non servono a mio avviso leggi d’emergenza, quello che serve è l’applicazione costante della normativa in vigore».

Secondo l’esperienza del legale difensore delle vittime di stalking, è fondamentale «l’intervento immediato: chiedo subito la misura cautelare, perché questo aiuta ad affermare un no chiaro dello Stato. Non possiamo prevedere cosa accadrà, ma intanto allontanare gli uomini violenti aiuta a prendere le distanze dai responsabili e a far ritrovare alle vittime la serenità. Alle donne consiglio di interrompere qualsiasi contatto con il persecutore».

Sul fronte delle misure preventive, «Reggio, così come Bologna, è stata per anni un tribunale che emetteva numeri consistenti di misure cautelari. Molto dipende dai giudici: c’è il giudice che emette il provvedimento di allontanamento e c’è il giudice che preferisce instaurare il contraddittorio, il che comporta un periodo di attesa a rischio per la vittima, che spesso deve cambiare alloggio. Non è facile: da un lato ci sono i diritti di ogni accusato a difendersi e dall’altra i diritti della vittima».

Un classico di queste vicende fotocopia, poi, è che le donne ritirano la denuncia, perdonando il reo, bruciando le possibilità di intervento. «Il ritiro della denuncia non mi scandalizza, soprattutto se ci sono di mezzo dei figli – replica Fava – Una volta che si è data la definizione del problema, alla donna non interessa la punizione e rinuncia all’iter penale, che ha tempi lunghi. Piuttosto mi stupisce che le donne siano le prime a sottovalutare la situazione. Le vittime di stalking denunciano ancora troppo poco: questo è un dato di fatto, anche se la mentalità sta cambiando. E un cambio di rotta si ottiene soltanto con l’educazione su larga scala».

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