Gazzetta di Reggio

Reggio

Truffa del formaggio con spedizione punitiva

di Ambra Prati
Truffa del formaggio con spedizione punitiva

Per vendicarsi dei 6mila euro persi vendendo forme di Parmigiano Reggiano a un piacentino, agricoltore 48enne assolda due rom: i tre scoperti e denunciati dai carabinieri

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REGGIO EMILIA. Spedizione punitiva con i fiocchi contro un truffatore: avviso di chiusura delle indagini preliminari per tre reggiani (il titolare di un’azienda agricola di 48 anni e due rom, zio di 53 anni e nipote di 44 anni) che, nel Piacentino, sono stati denunciati a vario titolo per una sfilza di reati, quali rapina pluriaggravata, tentata estorsione e lesioni aggravate.

La vicenda, ricostruita dai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola (Piacenza), risale all’agosto 2015 e ha la sua genesi nella nostra città. Un 58enne piacentino, noto come truffatore seriale, avrebbe fatto acquisti dal reggiano per tramite di un altro piacentino 61enne, che lo avrebbe presentato come «cliente affidabile». Difatti il 58enne, dopo aver acquistato forme di Parmigiano Reggiano per un valore di circa 6mila euro, si sarebbe involato, lasciando dietro di sé un assegno scoperto.

Stavolta, però, il 58enne sarebbe incappato nel “pollo” sbagliato, perché il reggiano, gabbato e infuriato, avrebbe svolto indagini per conto suo, risalendo all’indirizzo del raggiratore e pensando bene di assoldare due nomadi, residenti in un campo rom nostrano, per la vendetta. Secondo la ricostruzione dei militari, alle due di una nottata estiva i due nomadi si sarebbero presentati nell’abitazione del 58enne, a Cadeo (Piacenza), e avrebbero suonato il campanello qualificandosi come carabinieri: «Aprite, dobbiamo fare una perquisizione».

Il 58enne avrebbe subito aperto e gli assalitori, armati di bastone, gli sarebbero saltati addosso massacrandolo e provocandogli diverse fratture a naso, torace, gambe e braccia; il 58enne era finito in ospedale con 30 giorni di prognosi, mentre gli assalitori erano scappati con la sua auto (una Lancia Libra), il portafoglio (contenente duemila euro) e il cellulare – bottino appannaggio dei nomadi, ipotizzano gli inquirenti. Non paghi, i tre reggiani avrebbero anche telefonato al 61enne, minacciandolo: «Sai che fine ha fatto il tuo amico, non ci interessa se non c’entri, paghi tu» - da qui la denuncia per tentata estorsione.

La vittima del pestaggio è stata piuttosto reticente e le indagini non sono state facili. Il filo che ha consentito ai carabinieri di sbrogliare la matassa dell'intricata vicenda è il cellulare: analizzando i tabulati telefonici, i militari sono risaliti a una donna reggiana, al bazar cinese dove quest'ultima ha dichiarato di aver acquistato il telefonino (il cinese si è beccato una denuncia per incauto acquisto) e infine ai nomadi e al mandante reggiano. Questi ultimi, che negano gli addebiti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere; nei prossimi giorni con tutta probabilità arriverà la richiesta di rinvio a giudizio.

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