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Visse da schiava, ora è nei guai per droga

Visse da schiava, ora è nei guai per droga

Sant’Ilario: in una perizia le sevizie subite da una 30enne un tempo compagna di un pusher poi morto

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SANT’ILARIO. Dietro ad un’accusa per spaccio di hascisc ed eroina ci sono due morti per overdose, ma anche una donna che ha già pagato un alto prezzo per quelle vicende di cinque anni fa ed ora rischia una dura condanna in quanto le vengono contestate una quindicina di cessioni di droga.

Ma perché la trentenne è finita in una storia simile? Tutto parte nel 2011 dal decesso a Soragna (Parma) di un giovane per overdose. Partirono le indagini e ben presto si arrivò a scoprire chi poteva essere il fornitore della droga. Lo spacciatore era - secondo le indagini dell’epoca - un suo coetaneo, un tunisino che aveva una storia con una ragazza di Sant’Ilario. Ma l’anno dopo toccò proprio a lui la stessa sorte del ragazzo morto a Soragna: stroncato da overdose a Napoli, vicino alla stazione.

Ma in quell’inchiesta era finita anche la ragazza che ora è sotto processo per spaccio.

Ieri mattina – in tribunale a Reggio – il suo legale ha depositato una consulenza di parte, da cui emerge che la ragazza era stata schiavizzata. La prova sarebbe nelle cicatrici provocate dalle bruciature di sigarette sul corpo, in particolare sulle mani. Per la difesa è la conseguenza di un amore disperato, sadico, di una donna che per un certo periodo della sua vita ha accettato soprusi e sofferenze.

Inoltre l’avvocato difensore Vainer Burani, esclude si siano verificati: solo in un singolo caso ambiguo, risulterebbe agli atti, è lei a parlare con un acquirente e la chiacchierata finisce per essere oggetto di intercettazione telefonica da parte degli investigatori.

Ma una singola telefonata – ritiene il difensore – non basta a condannare la ragazza che viveva in condizioni di sottomissione fisica e psicologica al suo compagno di allora. Anche perché non ci sarebbe prova della consegna materiale della droga al cliente da parte dell’imputata.

Nel frattempo l’imputata ha cambiato vita, fa l’impiegata, un’esistenza normale la sua. Sarebbe anche diventata mamma. Ma deve difendersi dalle accuse, per un reato che comporterebbe fino a sei anni di carcere.

La prossima udienza si terrà in luglio. Ieri, nel corso dell’udienza dove hanno deposto i poliziotti che indagarono, il pm ha chiesto la trasmissione degli atti in procura per indagare il presunto autore delle violenze all’imputata, ma il difensore ha spiegato che sarebbe inutile, essendo l’interessato nel frattempo defunto. Il processo prosegue: la difesa è convinta che verrà dimostrata l’innocenza della giovane, e per questo ha voluto il dibattimento e rinunciato al rito abbreviato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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