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Manghi: «Dopo il Core più risorse anche per la sanità in provincia»

di Enrico Lorenzo Tidona
Manghi: «Dopo il Core più risorse anche per la sanità in provincia»

Ieri il presidente della Provincia ha incontrato i sindacati durante la Conferenza sanitaria territoriale «Lavori negli ospedali di Castelnovo Monti, Guastalla e Montecchio. Due nuove case di cura a Reggio»

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REGGIO EMILIA. Non solo CoRe. L’edilizia sanitaria, capitolo centrale nella spesa pubblica regionale, porterà a breve nuove strutture a Reggio Emilia e provincia. Un programma a tappe serrate ripercorso anche ieri dal presidente della Provincia Giammaria Manghi davanti ai sindacati reggiani della sanità in qualità di presidente della Conferenza sanitaria territoriale. Una riunione a Palazzo Allende, luogo della programmazione che punta alla fusione delle Ausl e a investimenti nelle strutture.

Presidente Maghi, il prossimo crocevia della sanità reggiana sarà l’unione tra Ausl e Santa Maria. Perché si devono fondere?

«La gestione unica tra Arcispedale e azienda sanitaria locale sarà più funzionale. Non c’è più motivo di tenere due realtà separate».

Potremmo contare quindi su un risparmio di risorse?

«Qualche razionalizzazione ci sarà di certo ma abbiamo un pensiero più organico. Dopo aver inaugurato l’oncoematologico Core, costato 35 milioni di euro, all’ospedale di Reggio arriverà il materno infantile Mire, che ha già due stralci confermati e coperti con un finanziamento da 25 milioni di euro. Queste due strutture ci proiettano dalla stagione degli ospedali che davano tutte le risposte a quella della qualificazione sia della cura che della ricerca. Assieme a questi snodi c’è bisogno della sanità di prossimità: case della salute, livelli di prevenzione e cura sul territorio e integrazione tra sociale e sanitario».

Tanti soldi sul polo di Reggio Emilia. Ma cosa è stato fatto per il resto della provincia?

«Abbiamo due lotti di lavoro che saranno terminati nel 2016 e riguardano l’ospedale di Guastalla e quello di Montecchio. Il 25 giugno ci sarà l’inaugurazione dei lavori di riqualificazione all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, presidio fondamentale per la nostra montagna».

Quante risorse ci sono in campo per la montagna?

«Oltre ai lavori appena elencati ci sono altri due interventi importanti: l’abbattimento e la ristrutturazione di alcuni servizi territoriali per un importo di 4 milioni e la riqualificazione del distretto socio sanitario sfruttando una palazzina già acquistata dalle disponibilità della comunità montana. Ma anche a Correggio è ripartito il cantiere di riqualificazione della sede del distretto. C’è tanta carne al fuoco».

Restano fuori i presidi più piccoli in provincia?

«Tutt’altro. Oltre agli ospedali e le aziende sanitarie, siamo impegnati anche sul fronte delle case della salute. Tra poco ne inaugureremo due in città, a Reggio, per un costo di 4 milioni: una in via Gramsci e l’altra in via Brigata Reggio. Poi sono state già finanziate per 4 milioni di euro tre case della salute sul territorio a Castellano, Casalgrande e a Castelnovo Sotto. Infine c’è la Rems, istituto per l’esecuzione delle misure di sicurezza che sorgerà in via Settembrini con un budget di 6 milioni di euro».

Per la sanità la Regione spende due terzi del suo budget. C’è chi dice che c’è un eccesso di edilizia sanitaria. Non sarà troppo?

«No, stiamo puntando su un’evoluzione. Tutto il settore materno infantile, ad esempio, ha bisogno di un passo in avanti e lo farà con il Mire. Quello attuale non è da buttare ma in termini di spazi ha bisogno di crescere. Ancora oggi abbiamo esiti negativi su alcune gravidanze e puntiamo alla massima sicurezza. Per questi progetti dobbiamo ringraziare la Regione e le Ausl. Le nostre non saranno delle cattedrali nel deserto. Abbiamo dimostrato che i soldi dati a noi non sono mai sprecati. Ci sono due “italie”: una che funziona con aiuti costanti e conti che chiudono in disavanzo, e un’altra che chiude con gestioni in ordine. Ora pensiamo alla fusione, in attesa delle legge regionale per il settore».

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