La chiusura di via Ariosto non piace a Confesercenti
La presidente di zona Daniela Govi attacca la festa “Urban renaissance” «Strada bloccata e bus deviati penalizzeranno i commercianti delle zone vicine»
REGGIO EMILIA. Non tutti i commercianti del centro storico sono soddisfatti della festa intitolata “Urban renaissance” che da oggi, per sette giorni, animerà via Ludovico Ariosto con distese, bancarelle, pranzi all’aperto, performance e attrazioni destinati ad attirare una grande folla.
Ne sono entusiasti quelli della zona, assai meno quelli delle strade limitrofe e la Confesercenti, che si fa portavoce delle loro perplessità e protesta per non essere stata preavvisata dell’iniziativa dall’amministrazione comunale nè, tanto meno, consultata sui tempi e sulle modalità della sua organizzazione. «La chiusura del traffico veicolare in via Ariosto – spiega Daniela Govi, presidente di Confesercenti per la zona di Reggio – e soprattutto la deviazione per una settimana dei mezzi pubblici dall’asse via Ariosto-corso Garibaldi mette in fortissima difficoltà le attività commerciali che in questi mezzi trovano il principale sistema per consentire una vera fruibilità del centro. Mi riferisco a corso Garibaldi, via Panciroli, via Farini, via Guido da Castello e alle altre vie che gravitano sul corso e su via Emilia Santo Stefano. I commercianti hanno lavorato per anni per spiegare ai clienti i percorsi dei bus e i continui cambiamenti allontanano l’utenza».
Secondo Confesercenti le conseguenze della kermesse avrebbero potuto essere meno pesanti se il Comune ne avesse discusso preventivamente con le associazioni di categoria. «L’impatto – obietta Daniela Govi – non sarà obbligatoriamente negativo, ma era da ponderare con attenzione. Si aveva forse paura della reazione delle associazioni?».
Sarebbe stato preferibile, secondo Confesercenti, «partire con un weekend, magari allargato al lunedì, per valutare l’impatto sul tessuto commerciale di un’iniziativa pur interessante». Govi si chiede quali potrebbero essere le ripercussioni sui mercati settimanali. «Ci siamo stufati – conclude – di apprendere dai giornali che delle iniziative vengono prese in città senza la minima condivisione». (l.s.)
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