«Un errore vendere En.cor abbiamo perso 5 milioni»
Correggio: dure reazioni dopo la sentenza che condanna il Comune a pagare Il consigliere Ferrari: «La società sarebbe dovuta rimanere al Comune»
CORREGGIO. Quando Amtrade comprò En.Cor, nel 2013, non solo non ha preso in carico le garanzie che il Comune aveva contratto con le banche, bensì non ha pagato nemmeno la società che aveva appena comprato. E vendere En.Cor è costato 5 milioni in più al Comune.
La prima sentenza sull’ex municipalizzata, seppur attesa, è piombata come un macigno sull’amministrazione comunale, costretta a pagare quasi 11 milioni di euro a San Felice 1893 Banca Popolare. Quest’ultima è uno dei tre istituti di credito nei confronti dei quali il Comune ha firmato altrettante lettere di patronage, a garanzia dei prestiti ottenuti.
La strategia difensiva dell’amministrazione nella causa contro le banche puntava a sostenere che le garanzie prestate a fronte dei finanziamenti avrebbero dovuto passare al nuovo proprietario, ovvero la svizzera Amtrade. Ma così non è stato. E c’è chi ribadisce che non si doveva vendere En.Cor, nel 2013, come invece è stato fatto.
«Questa sentenza smentisce la bontà della scelta fatta dal Pd e dall’ex sindaco Iotti di vendere En.Cor a tutti i costi – attacca Enrico Ferrari, consigliere comunale di “Correggio al centro” – abbiamo venduto una società con un patrimonio di 34 milioni e un debito di 29 milioni ad un prezzo di 202 mila euro senza il subentro dell’acquirente nelle garanzie del Comune sul debito bancario, sulla base di un consulto legale che dava per certo che le lettere di patronage non fossero vincolanti per il Comune».
«Noi allora sostenevamo che sarebbe stato meglio che En.Cor fallisse, potendone gestire il patrimonio essendone proprietari, piuttosto che trovarci a fronteggiare le garanzie bancarie prestate e senza gestire la società - ricorda - Iotti ci rispose che Armtrade prevedeva un piano di investimenti di 60 milioni e che parlare di fallimento di En Cor era inconcepibile. La scelta di alienare la società a tutti i costi ed affrontare la via giudiziaria con le banche ci è costata almeno 5 milioni di euro oltre al debito bancario tra liquidità in cassa di En.Cor, circa 700 mila euro, fatta sparire dai compratori, più i beni conferiti a patrimonio di En.Cor dal Comune, soprattutto terreni, il costo del riacquisto di impianti fotovoltaici su edifici pubblici e della scuola San Francesco, per quasi 1 milione, cui bisogna aggiungere il patrimonio di En.Cor immobilizzato con il finanziamento bancario».
«Quando parliamo di vendita a tutti i costi di En.Cor., lo diciamo perchè oltre a non subentrare nelle garanzie, Armtrade al rogito non pagò nemmeno i 202 mila euro del prezzo di acquisto, e Pellegrini, amministratore della società, prestò i soldi ad Armtrade per acquistare le quote, operazione vietata dalla legge», conclude Ferrari.
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