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Iren, siluro da Torino Bocciate dalla sindaca le nomine di Fassino

di Enrico Lorenzo Tidona
Iren, siluro da Torino Bocciate dalla sindaca le nomine di Fassino

Appendino chiede un passo indietro al presidente Peveraro Terremoto in Borsa e tra il plotone dei soci reggiani

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REGGIO EMILIA. Oltre alle chiavi del municipio, ieri il neo sindaco di Torino Chiara Appendino ha subito reclamato a gran voce anche le chiavi delle casseforti, Iren e Compagnia SanPaolo, creando squassi anche tra i soci reggiani della multiutility. L’ex consigliere di minoranza a Torino del Movimento 5 stelle ha schiantato alle urne la concorrenza del sindaco uscente Piero Fassino, il quale poche settimane fa aveva esercitato la nomina che gli spettava per il presidente di Iren, mettendo sullo scranno più alto un suo fedelissimo, Paolo Peveraro, ora a capo della multiutility governata tramite un patto di sindacato con Reggio Emilia.

Ma ieri Appendino ha subito alzato la voce affermando che la nomina del presidente di Iren spetta all'assemblea della società. Una dichiarazione in parte corretta dalla neo sindaca, e seguita dal ribasso di Borsa del titolo Iren che ha poi chiuso con un -5,2%, scesa in territorio negativo in compagnia delle altre grandi utilities italiane. In prima battuta Appendino ha chiesto anche la dimissioni di Francesco Profumo, nuovo presidente della Compagnia SanPaolo, potentissima fondazione bancaria torinese, giunto lì dopo aver ceduto a Peveraro il testimone di presidente di Iren. Il comune di Torino e quello di Genova detengono congiuntamnte il 36% di Iren. In base a un patto parasociale i sindaci delle due città e quello del comune di Reggio Emilia, che possiede l'8,4%, scelgono i nominativi di presidente, vicepresidente e amministratore delegato da proporre all'assemblea dell'utility. «Mi auguro le dimissioni di Peveraro da Iren e Profumo dalla Compagnia di SanPaolo» è stata la frase che ha fatto partire un siluro all’indirizzo delle nomine firmate da Fassino. A Reggio il problema si pone sia perché il patto di sindacato rischia di scricchiolare, sia perché a Torino resiste l’acqua pubblica, tema caro al fronte dei referendari reggiani, da tempo in aperta polemica con la gestione concessa a Iren.

L’altro grande oppositore del nucleo forte degli azionisti di centrosinistra era il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, ora in armonia però con il patto di sindacato. A suonare la carica è però il Movimento 5 stelle di Reggio, a cui hanno fatto eco ieri quelli di Genova e Piacenza. Ivan Cantamessi e Alessandra Guatteri, capogruppo e consigliera del Movimento a Reggio, hanno rilanciano subito la posizione del nuovo sindaco torinese su Iren. «Le nomine dovevano essere effettuate dopo il voto» rivendicano, «questo per rispetto degli elettori e dei cittadini».

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