L’assassino di via Nacchi preso a Parigi
Fermato domenica all’aeroporto mentre stava per imbarcarsi verso Tunisi, la polizia ora cerca chi ha favorito la sua fuga
REGGIO EMILIA. Lo hanno fermato all’aeroporto di Parigi Orly alle 11 di domenica mattina con un biglietto in mano. Un’ora dopo sarebbe partito a bordo di un volo di linea della Tunisair con destinazione Tunisi.
Ahmed Ben Haj Salah era in fuga dalla polizia italiana dall’8 giugno, quando in via Nacchi a Reggio aveva ucciso a coltellate il connazionale 41enne Mahdi Sallami, senza permesso di soggiorno e già espulso da Reggio esattamente come lui.
L’assassino 21enne, ha poi accertato la polizia, ha lasciato Reggio poco dopo l’aggressione in centro storico, senza passare dal suo domicilio che si trova in una laterale di via Turri, in zona stazione. Gli uomini della squadra mobile guidati da Gugliemo Battisti hanno fatto la posta al suo covo per 20 ore e alla fine, quando hanno capito che Salah non vi avrebbe più fatto ritorno, vi hanno fatto irruzione, trovando il passaporto del nordafricano.
Il fuggitivo ha dimostrato di avere molte risorse: senza documenti ha raggiunto Parigi, dove è riuscito a convincere il consolato del suo Paese a rilasciargli un lasciapassare. Con i nuovi documenti ha prenotato un volo aereo per le 8 di mattina di domenica e poi lo ha spostato alle 12 dello stesso giorno. Per registrarsi il giovane ha usato generalità in parte difformi dalle sue per tentare di eludere i controlli.
Mentre lo straniero si dava da fare per raggiungere il suo Paese, la polizia continuava a lavorare, allargando le indagini e coinvolgendo altri soggetti, tra cui l’Interpol, la polizia di frontiera dello scalo di Malpensa, l’esperto di sicurezza italiano in servizio a Parigi e infine i colleghi francesi che sono intervenuti per la cattura quando il fuggitivo è stato individuato.
Gli investigatori reggiani hanno capito che il loro uomo si trovava in Francia e poi a Parigi. Quando è emersa una prenotazione aerea sospetta, di un passeggero le cui generalità coincidevano in buona parte con quelle del 21enne, hanno fatto scattare l’allarme e così i colleghi parigini sono entrati in azione.
«Rimane da capire come abbia fatto questa persona senza documenti ad arrivare a Parigi - dice il capo della squadra mobile - e chi lo abbia eventualmente aiutato». In proposito sono dunque in corso ulteriori indagini.
Gugliemo Battisti descrive così il lavoro svolto dai suoi uomini in stretto raccordo con il pm Isabella Chiesi: «Questa è la cronaca di una corsa. Dall’8 giugno abbiamo corso sempre e abbiamo corso più veloce dell’assassino solo perché abbiamo corso insieme». Bastava un’ora e il tunisino avrebbe raggiunto il suo Paese, dove gli sarebbe stato più facile sottrarsi alla cattura.
«Dopo il delitto abbiamo raccolto elementi granitici a carico del ricercato - dice Battisti - che abbiamo accertato vivesse spacciando hashish. Lo sappiamo per certo perché abbiamo sentito molti dei suoi clienti italiani, che magari ignorano quali siano le persone dalle quali comprano droga».
Per gli inquirenti il delitto di via Nacchi è scaturito nel contesto degli spacciatori di droga che si muovono tra i giardini pubblici e via Roma. Molto probabilmente, come era stato detto fin dall’8 giugno, l’assassino si è voluto vendicare del fatto che la vittima il 31 dicembre 2013 lo aveva sfregiato al volto. Un episodio che l’omicida non ha mai dimenticato, complice anche il segno che da allora porta in volto.
Il tunisino è stato arrestato in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso a tempo di record dal giudice Giovanni Ghini del tribunale di Reggio su richiesta del pm Chiesi. Le responsabilità dell’indagato sono emerse chiaramente da subito, anche grazie all’utilizzo dei filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti in centro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
