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«Mio marito mi maltratta» Mancano le prove: assolto

Lui è un ex muratore con problemi di salute, lei un’operaia più giovane di 16 anni Nel processo non emergono riscontri alle denunce. Il testimone: «Normali litigi»


21 giugno 2016 di Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. L’anno scorso era stato denunciato più volte dalla moglie ben più giovane – lui ha 58 anni, lei è 42enne – da qui l’accusa di maltrattamenti e il matrimonio che va a rotoli (è in corso la separazione).

Ma davanti al gup Giovanni Ghini, perlomeno sul versante penalistico, c’è stato il colpo di scena, in quanto non sono risultate provate le botte e le vessazioni psicologiche, con tanto di assoluzione dell’imputato “per non aver commesso il fatto”.

La coppia finita in frantumi non ha partecipato all’udienza preliminare tenutasi con rito abbreviato che, oltre agli atti d’indagine, ha previsto l’audizione di un testimone (un conoscente degli ormai ex coniugi) indicato dall’avvocato difensore Gisella Mesoraca.

La donna – che lavora come operaia ed è originaria dell’Est europeo – non si è costituita parte civile, mentre l’ex marito è un muratore che per i problemi di salute con cui deve convivere ha dovuto abbandonare i cantieri edili.

Secondo la serie di denunce presentate in questura dalla 42enne ad un certo punto l’uomo sarebbe diventato violento, arrivando a picchiarla per futili motivi. Un crescendo fatto di un pugno sul naso, ma anche di minacce («Ti ammazzo») e di offese («Sei una puttana!»). Insomma, l’operaia si sentiva sotto pressione in casa sia dal punto di vista fisico che psicologico.

E ad alimentare tutte queste tensioni sarebbero stati i problemi economici sorti quando il muratore ha dovuto abbandonare forzatamente il lavoro.

Marito e moglie – senza figli e con mentalità forse troppo diverse – si sono lasciati, ma le accuse di maltrattamenti sono approdate in un processo.

In aula, però, il testimone ha solo confermato che la coppia era ai ferri corti: «Ma erano litigi come avvengono fra tante coppie – ha specificato la persona sentita in aula – dandosi vicendevolmente delle colpe».

L’avvocato difensore Mesoraca – nella sua arringa – ha sottolineato come negli atti non vi fossero riscontri a quanto denunciato dalla donna, non un certificato medico: «Il mio assistito è sempre stato innamorato della compagna per poi ritrovarsi accusato di cose non provate. Non si è mai capito perché lei abbia agito in questo modo, quali interessi volesse perseguire». E la stessa procura si è convinta che di riscontri alle denunce non ne siano emersi nel procedimento ed ha chiesto l’assoluzione.

Dello stesso parere è stato il giudice Ghini.

A questo punto rimane solo da chiudere l’inevitabile separazione coniugale.

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