Paccio sindaco e la fascia al contrario
Il commento del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, sul risultato elettorale a Casina
Che c’entra la vittoria di Stefano Costi di Casina con quella di Vittoria Raggi di Roma? Nulla. Anzi no, la connessione sta in un particolare notturno e sfuggente: nella fascia tricolore con la quale i supporter hanno imbracato il novello sindaco appenninico alla fine dello spoglio. Fascia fatta in casa o bandiera adattata in occasione del brindisi spumantizzato, dunque fuori misura e, come se non bastasse, indossata sulla spalla sbagliata e col verde da tutt'altra parte rispetto al bianco e al rosso. Capovolgimento, che nel linguaggio politico si chiama ribaltone. Casina sta a Roma o Torino appunto perché anch'essa, nel suo piccolo, ha sorprendentemente girato gli assetti. Nonostante Costi c’entri niente con i grillini, e abbia conseguito una percentuale uguale a quella di Chiara Appendino che ha sbaragliato Piero Fassino, rappresenta l’antisistema e la rottamazione al contrario.
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Il neosindaco reggiano infatti è il capofila di una tenace piattaforma ex democristiana tutta locale, moderata e tradizionale la quale, zitta zitta ha meritato il ballottaggio e l'altra notte s'è presa il municipio. Il Pd reggiano – è inutile che lo nasconda – è tramortito. Per capire quel che è successo e perché è successo bisogna dunque guardare in casa democratica perché è lì che il calanco appenninico ha cominciato a smottare. E non c'è tanto da sorridere sui soprannomi: il vincitore Costi è detto Paccio, il perdente Rinaldi è detto Baccio. L'assonanza non descrive due simpatici compagnoni di paese, ma un fenomeno nazionale che parte dal basso, o meglio dall'alto, anche da Casina.
Gian Franco Rinaldi sembrava votato a una replica sonora. Nelle precedenti comunali del 2011 si era accaparrato il 78,06 per cento dei consensi: una marcia trionfale per lui e per un Pd pre-renziano. Allora andò alle urne il 77,51 per cento degli elettori di Casina. Il 5 giugno scorso l'inizio della fine: dal 69,77 per cento degli elettori Rinaldi e Costi pigliarono esattamente e sorprendentemente 1.164 voti ciascuno (il 46,78 per cento parimerito) schierando così Casina nel plotone delle città destinate al ballottaggio. Il voto di domenica ha chiuso la partita premiando Costi con il 54 per cento dei voti irrobustiti da quei 4 cittadini in più che sono andati al seggio rispetto al primo turno. Rinaldi e il Pd in cinque anni qui hanno perduto il 32 per cento dei conensi.
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Molte, nazionali, provinciali, indigene, le ragioni. Da subito va considerata la piccola dote del 6,43 per cento dei voti che il 5 giugno aveva conseguito la coalizioncella Lega-Fratelli d'Italia-An. Se si somma questo pacchetto ai consensi conquistati da Costi nella stessa occasione vien fuori il totale (quasi) della vittoria al secondo turno del nuovo sindaco di centrodestra. Scritto questo, incasellandolo così, immagino l'immediata reazione che nega la politicizzazione e il partitismo di Paccio rispetto a Baccio. Mi sembra già di sentire l'apparato di Costi reagire sbandierando il vessillo neutro della lista civica, ostentando le ragioni solo localistiche di "Casina bene comune". Ma l'analisi del voto è spietata. Se il centrosinistra è stato sconfitto, vuol dire che l'elettorato di centrodestra, destra-destra e non soltanto sono stati filo-Costi e che Costi dovrà tenerne conto, guidando egli stesso un apparato rodato, agricolo, ben impiantato per età e attività nel territorio.
A differenza di Rinaldi che immaginava di rinnovare e ringiovanire la squadra provocando una specie di autorottamazione della quale la prima vittima è stata il suo braccio destro, il vicensindaco Silvano Domenichini. Egli è un uomo di peso sotto tutti i punti di vista, anche e innanzi tutto di consenso e – attenzione – per il suo attivismo nelle piazze, nel mondo agricolo. Qualcuno l'ha visto come il trainer delle comunali 2016, e questo sarà valutabile fra qualche tempo, tenendo d'occhio appunto il peso (anche metafisico) di Domenichini nella vita del paese. All'indomani della tornata del 5 giugno avevo scritto un editoriale dal titolo "Il Ventasso soffia su Casina". Non avevo sbagliato, al di là delle basse temperature e della brezza dell'altra notte (nordovest, 10 chilometri orari). Una settimana fa a Ventasso il Pd Manari indossava la fascia tricolore in maniera protocollare sconfiggendo con 69 voti in più Bargiacchi, anch'egli uomo uscito ed entrato, entrato ed uscito dal Pd, in un battagliamento tutto interno ai dem. Nella notte fra domenica e lunedì a Casina il centrista Costi ha infilato la fascia. A sorpresa e al contrario.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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