Un’ora col bimbo morto in braccio
La tragedia di Sassuolo. Oggi la mamma tornerà a casa a Tressano. La nonna: «Non l’hanno ascoltata»
CASTELLARANO. «In sala operatoria mia figlia ha sentito il pianto del bimbo, che ha vissuto per 25 minuti. A decesso avvenuto, le ostetriche hanno vestito il piccolo Adam di tutto punto e l’hanno dato in braccio a Tania per un’ora. “Era bellissimo, mamma, era ancora caldo: gli ho dato tanto baci”, ha detto mia figlia: quelle foto le tiene sotto il cuscino». Enza Viottado, 57 anni, la nonna del piccolo Adam, morto subito dopo la nascita venerdì scorso all’ospedale Sassuolo, è a casa, in via Radici Nord a Tressano di Castellarano, dove la figlia Tania Di Perna, 38 anni, e la sua famiglia – il papà Azzedine Amarda e tre figli di 18, 8 e 4 anni – vivono da poco più di un anno.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.13705036:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/mia-figlia-ha-sentito-il-bimbo-piangere/58717/58960]]
La nonna racconta il prologo di una storia straziante. «Tania si è sempre recata all’ospedale di Sassuolo per partorire. Ma stavolta aveva avuto parecchi problemi, legati soprattutto al peso: era arrivata a 120 chili, aveva il diabete gestazionale e la pressione alta le aveva quasi chiuso un occhio», spiega la nonna. Al ginecologo che la seguiva all’ospedale di Sassuolo («ginecologo che venerdì, manco a farlo apposta, era in ferie»), Tania aveva detto che avrebbe preferito un parto cesareo.
«Diceva che non se la sentiva, anche perché il bimbo era grosso (ben 4 chili e 200 grammi), ma il dottore rispondeva: hai sempre partorito, ce la farai anche stavolta – afferma Enza –. A Tania avevano messo un cerchio al collo dell’utero, come le altre volte; gliel’hanno tolto l’8 giugno, e da allora è sempre stata male». Secondo la nonna «Tania era in ospedale quasi tutti i giorni. A Sassuolo le avevano raccomandato di non farsi più vedere finché non avesse rotto le acque, ma lei continuava ad avere forti dolori. Due giorni prima si era presentata al pronto soccorso con il vomito e con fitte alla schiena: l’avevano rimandata a casa ancora». Quando, alle 5 di venerdì scorso, alla 38enne si sono rotte le acque in casa, è andata in ospedale assieme al marito, poi raggiunto da Enza.
«Prima l’anno fatta spingere per due ore e mezza. Poi, all’improvviso, si sono messi a correre con la barella. Urlavano: “dai svelti svelti, questa ci muore qui”». Dopo il cesareo, i famigliari hanno appreso che si era verificato un distacco della placenta e che il neonato era stato affogato dal liquido amniotico. Enza non riesce a darsi pace su un punto: «Mia figlia aveva avuto una gravidanza difficile, aveva espresso una preferenza, aveva superato il termine: perché non sono intervenuti con un cesareo programmato? Perché provare per forza con il parto naturale? Perché correre dei rischi quando si può evitare? Se venerdì le avessero fatto un cesareo subito, invece di perdere tempo, il piccolo avrebbe vissuto. Una dottoressa ha detto a Tania “ti abbiamo preso per i capelli". Ha rischiato di morire anche lei, sarebbe stata una doppia tragedia». Enza mostra la cameretta con i vestitini già preparati nell’armadio e il lettino, a fianco del letto matrimoniale, con un maxi-peluche sopra. Tania sarà dimessa con tutta probabilità oggi. «Starò io con lei, perché è depressa e sotto choc. Lei non voleva nemmeno fare denuncia. Non sono i soldi che ci interessano, perché Adam non ce lo ridà nessuno; ma i danni morali sono enormi, e chi ha sbagliato deve pagare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
