Gazzetta di Reggio

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«Bilanci in deficit prima della cessione»

di Serena Arbizzi
«Bilanci in deficit prima della cessione»

Il giudice che ha obbligato il Comune a risarcire 11 milioni di euro a San Felice Banca parla di «plurime operazioni anomale»

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CORREGGIO. Il Tribunale di Reggio Emilia ha considerato valide le prime lettere di patronage firmate dal Comune nei confronti di San Felice 1893 Banca Popolare e poco importa se En.Cor sia stata venduta alla svizzera Amtrade.

Lo si evince dalle 25 pagine di sentenza elaborate dal giudice Simona Boiardi con cui si motivano le ragioni per cui l'amministrazione comunale viene condannata a pagare quasi 11 milioni di euro, comprese le spese processuali, a San Felice 1893 Banca Popolare. Inoltre, si legge sempre nel provvedimento, l'amministrazione precedente, travolta dallo scandalo En.Cor, prima della cessione alla società elvetica, non ha fatto un buon lavoro con la gestione dell'ex municipalizzata, come viene dimostrato in modo articolato nella parte finale della sentenza. In particolare, come emerge dalla relazione del collegio dei revisore del Comune datata 31 gennaio 2013 “la gestione caratteristica della società En.Cor srl ha mostrato gravi disavanzi economici e che il collegio dei revisori ha ricevuto dal Comune dati parziali, incompleti e non adeguatamente rappresentativi della realtà aziendale". Inoltre, il 6 febbraio del 2013, data sempre antecedente alla cessione , gli advisor hanno evidenziato al Comune più operazioni anomale. Dalla lettura della documentazione prodotta dai revisori e riportata in sentenza, infatti, la società controllata, ovvero En.Cor "ha stipulato un contratto derivato a copertura del rischio di oscillazione del tasso d'interesse sul mutuo Bnl". In più, si legge tra i vari punti della relazione dei revisori, menzionati dal giudice, ha stipulato un contratto di fornitura di olio vegetale puro tracciato di origine comunitaria con Pieffe Trade. Il documento prodotto dagli advisor "evidenzia come la maggiore criticità di questo contratto riguarda il fatto a fronte dell'erogazione di acconti per oltre 700mila euro, la società non abbia richiesto alcuna garanzia e almeno sulla base della documentazione rinvenuta, non si sia ancora attivata per la risoluzione del contratto e il recupero del credito". Relativamente all'operazione in Senegal, poi, la relazione sottolinea come "gli investimenti effettuati in Africa, in parte direttamente dalla società En.Cor e in parte tramite la controllata Italsenegal, seppur comprensibili sotto il profilo industriale, sono caratterizzati dalla mancanza di adeguati supporti documentali e contrattuali. Infatti, pur trattandosi di un investimento pari a circa 1,2 milioni non ci è stato possibile ricostruire su base documentale la natura degli acquisti di beni e servizi effettuati con la maggior parte di queste somme". In altre parole, come conclude la relazione dei revisori "i bilanci della società controllata palesavano una situazione di deficit cronico dal punto di vista economico". Dal documento si evince che "la società ha svolto la propria attività in un segmento particolarmente rischioso caratterizzato da un elevato bisogno di capitali senza avere un'adeguata dotazione di mezzi propri".

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