Boccia: "Reggio orgoglio italiano"
Intervista al presidente di Confindustria, oggi al Municipale all'assemblea provinciale
REGGIO EMILIA A neanche un mese dall’investitura quella di Reggio Emilia è una delle sue prime uscite. Oggi il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è nella nostra città per partecipare all’assemblea di Unindustria, al teatro Valli. Lo abbiamo intervistato. Domande a corto e largo raggio, risposte grandangolari. Boccia descrive Reggio come un orgoglio italiano. E dice che «Occorre far sì che profit e cooperazione possano confrontarsi e competere in un quadro di regole certe e comuni specie laddove il "campo da gioco" è lo stesso».
Presidente Boccia, benvenuto a Reggio, città che va posizionandosi come baricentro padano e il cui locomotore economico non si è fermato. Che effetto le fa?
«"Ristrutturante".Vede, una delle grandi opportunità connesse al ruolo che ricopro è quella di girare i territori e conoscere imprenditori e realtà tra loro anche molto diverse, sia dal punto di vista economico che sociale, uscendone ogni volta arricchito e un po' più ottimista».
Spieghi perché.
«Reggio Emilia è una città che ha dato molto all'Italia in termini di industria, certo, ma anche di identità e di cultura e, più in generale, di stile di vita. Penso alle tante realtà industriali che coesistono in questo territorio, dalla meccanica pesante a quella di precisione, dalla produzione di materiali plastici, ai prodotti del settore chimico fino alla ceramica. Penso a quanto contribuiscono alla percezione del nostro Paese all'estero le imprese dell'agroalimentare e del design. Sono tutte realtà di assoluta eccellenza, tali grazie a una continua e virtuosa integrazione con il territorio che le ospita. Realtà che hanno radici qui, ma sono parti di filiere talmente lunghe che travalicano ormai i confini nazionali. Reggio Emilia è un motivo di orgoglio italiano, un modello dal quale possiamo trarre ispirazione».
Qui l'esperienza imprenditoriale privata convive con la tradizione della cooperazione. Mondi paralleli. Chissà se nel futuro prossimo potranno incontrarsi…
«Il "profit" e la cooperazione sono entrambi espressioni di crescita sociale ed economica di un territorio, seppure ispirati a finalità diverse. Per molto tempo questi sistemi hanno seguito percorsi, sul piano organizzativo e normativo, separati, se non talvolta conflittuali. Occorre invece far sì che possano confrontarsi e competere in un quadro di regole certe e comuni, specie laddove il "campo da gioco" è lo stesso.
Come l'esperienza associativa dimostra, è opportuno un leale confronto e una collaborazione tra questi due mondi su temi che sono di reciproco interesse per lo sviluppo produttivo e occupazionale non solo dei territori, ma anche dell'intero Paese».
A Reggio, a causa delle infiltrazioni mafiose, la guardia è alta e vanno costituendosi anticorpi che prima non esistevano. Lei quale consiglio si sente di dare ai colleghi reggiani?
«Da tempo sosteniamo che la criminalità organizzata, nelle sue diverse forme e manifestazioni, si va radicando e investe ingenti risorse nelle aree del Centro e del Nord, aree che offrono maggiori opportunità di sviluppo economico e che solo pochi decenni fa risultavano immuni da questo fenomeno odioso. La mafia ha assunto ormai dimensioni e mentalità, mi viene da dire "imprenditoriali", investe nei territori più ricchi risorse di provenienza illecita, si infiltra nell'economia locale, fornendo manodopera e acquisendo partecipazioni societarie, con l'effetto di drogare il mercato e alterare irrimediabilmente la concorrenza».
E i segnali dell’insediamento mafioso?
«La mafia è un cancro che va contrastato ovunque e in tutte le sue espressioni. Per questo è bene non sottovalutare mai i segnali di allarme, le aree grigie presenti sia nel privato che nel pubblico, né quegli episodi illeciti che possono preludere a tentativi di intimidazione o di condizionamento. La presenza di un ambiente sociale e di una classe imprenditoriale sana e vitale, di uno Stato efficiente, costituiscono i più grandi deterrenti alla diffusione di attività criminali».
In una recente dichiarazione ha detto che Confindustria ha bisogno di essere dotata della cassetta degli attrezzi con cui affrontare le sfide della crescita. Lei quali attrezzi intende mettere nella cassetta, pronti all'uso?
«Confindustria deve evolversi rapidamente nei servizi da offrire alle imprese e al territorio, rafforzando il suo ruolo di attore della trasformazione del sistema industriale e di protagonista dell'innovazione e del cambiamento del Paese. Per questo dobbiamo avere una grande capacità di ascolto delle imprese e fare da ponte tra gli interessi del mondo produttivo e quelli più generali del Paese. La sfida della crescita va affrontata incidendo su alcuni driver decisivi: l'internazionalizzazione, la valorizzazione del made in Italy nel mondo, per esempio. O il capitale umano, fattore decisivo per le imprese; l'innovazione, che deve diventare la stella polare di ogni azione imprenditoriale; o ancora, l'accesso al credito e la nuova finanza, per aumentare la patrimonializzazione e la capitalizzazione delle imprese; o un sistema di relazioni sindacali moderno, orientato alla produttività».
Per predisporre la cassetta serve anche una politica adeguata che spesso e con forza i suoi predecessori hanno preteso dal Governo. Preteso e atteso. Lei la attende?
«Non solo la attendo, ma lavorerò ogni giorno con il sistema politico affinché questo accada. Saremo interlocutori critici e rigorosi, ma costantemente pronti al confronto e desiderosi di partecipare in maniera responsabile alla definizione delle politiche per lo sviluppo del Paese. Le nostre imprese chiedono solo di lavorare e crescere in un contesto meno difficile. La nostra attività è inevitabilmente legata alla qualità delle istituzioni pubbliche, per questo è vitale proseguire sulla strada di riforme che semplifichino, modernizzino e responsabilizzino la nostra "casa" pubblica».
La Gazzetta ieri ha elencato ciò che frena e accelera l'economia reggiana. Può proporre due brevi, brevissimi elenchi di situazioni che frenano e accelerano quella nazionale?
«Difficile fare elenchi brevi su un tema così complesso, ma se proprio dobbiamo essere brevi, tra i freni allo sviluppo dell'economia e agli investimenti, metterei senz'altro l'eccesso di burocrazia nell'avvio e nella conduzione di un'attività d'impresa e il livello insostenibile della pressione fiscale, sia sulle imprese che sui cittadini, che di fatto - almeno per quella parte di prelievo che si disperde in spesa improduttiva - erode una fetta della ricchezza che l'impresa crea. A questo aggiungerei la tendenza, specie negli ultimi anni, a sacrificare riforme e opere strategiche per il Paese in nome di una indefinita ricerca del consenso, spesso accompagnata da un, neppure tanto velato, sentimento anti-industriale.Per spingere sull'acceleratore, invece, direi che basterebbe portare avanti e attuare serie politiche di semplificazione amministrativa e fiscale di contrasto all'evasione e di sostegno finanziario all'attività d'impresa, non solo riaprendo i canali del credito, ma anche sbloccando finanziamenti e opere pubbliche importanti e creando condizioni di contesto favorevoli agli investimenti privati».
Arriva nella città dove Squinzi ha realizzato il "suo" Mapei Stadium. Che significa lo sport per un industriale e che cosa l'industria per lo sport?
«Lo sport, quando è ben praticato e gestito, è una metafora perfetta di un'impresa di successo. Nella vita e nel lavoro, infatti, il sacrificio, l'impegno continuo, la passione sono determinanti per raggiungere un buon risultato. L'obiettivo può essere vincere, ma non è solo quello. La sfida vera è il confronto con se stessi, il mettersi alla prova, il darsi da fare per superare i propri limiti. La chiave, nello sport come nella vita, è amare ciò che si fa e "contaminare" questo amore con i nostri valori positivi.
Il presidente Squinzi ha dimostrato che gestire una squadra di calcio non è molto diverso dal condurre un'attività imprenditoriale. Il Sassuolo è un bellissimo esempio di come un'accurata programmazione, una gestione finanziaria attenta, il coraggio e la capacità di valorizzare i talenti rappresentino i fondamentali per rendere un'impresa un successo. E anche un modo attraverso cui imprenditori legati al territorio possono rafforzare il rapporto con la collettività restituendole non solo vittorie sportive, ma pure qualche vantaggio sociale ed economico».
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