Così i professionisti aiutavano il clan
Intreccio con i colletti bianchi: fiduciarie, paradisi fiscali, società di diritto inglese per operazioni da decine di milioni
REGGIO EMILIA. Operazioni immobiliari da decine di milioni di euro. Possibili solo con il coinvolgimento di professionisti di alto profilo, specialisti in complesse operazioni finanziarie, con l’immancabile ricorso ai paradisi fiscali. Il processo Aemilia mostra uno spaccato esemplare dei rapporti tra i presunti affiliati alla cosca Grande Aracri e il mondo dei colletti bianchi, quella zona grigia che già da tempo si intuiva agisse nell’ombra e sulla quale l’operazione del 2015 ha gettato un po’ di luce.
Ieri nell’aula speciale del tribunale di Reggio il maresciallo Dubrovich, dei carabinieri di Fiorenzuala d’Arda, ha ricostruito il tentativo della cosca di acquisire nella primavera del 2012 i beni del fallimento della Rizzi Costruzioni srl di Verona: in palio c’erano immobili, anche al Lago di Garda, aree da riqualificare e terreni per un valore all’asta di 60 milioni di euro. Di questa operazione si è fatto promotore Antonio Gualtieri (condannato a 12 anni con rito abbreviato) e i tentativi di portarla in porto hanno coinvolto personaggi di spicco, come Moreno Nicolis, industriale del ferro, amico del sindaco di Verona Flavio Tosi.
In questa operazione entra in gioco la consulente bolognese Roberta Tattini, già condannata con rito abbreviato a 8 anni e 8 mesi. Quella della Tattini è la figura più emblematica degli intrecci tra colletti bianchi e malavita, perché è lei stessa ad esplicitare che è pienamente consapevole di trattare con la ’ndrangheta. Nelle conversazioni intercettate parla con trasporto di Nicolino Grande Aracri, che definisce «sanguinario», e sembra ammirata dal fatto che i cutresi sono «quelli che comandano a Reggio», persone «che parlano una lingua che fa più male dell’italiano».
Ma la trama dei rapporti con il mondo dei consulenti è molto più estesa e coinvolge, ad esempio, anche un altro commercialista di Bologna, che viene incaricato di presentare una fidejussione di garanzia da 100mila euro per entrare nel fallimento Rizzi, tramite una fiduciaria.
La Tattini entra poi in contatto con il commercialista Salvatore Minervino, con studio a Cutro, Reggio e Cremona, considerato dagli inquirenti il contabile della cosca cutrese.
La parte più difficile di questo affare consiste nel trovare 100 milioni di euro di finanziamento per poter comprare i beni all’asta. E qui che Gualtieri si rivolge al finanziere parmigiano Aldo Pietro Ferrari: toccherebbe a lui procurare questo maximutuo tramite una società neozelandese.
I professionisti delineano uno schema sofisticato per far pervenire le richieste al curatore fallimentare. Con la collaborazione della Tattini ed altri, tra cui un operatore finanziario con base in Svizzera, viene costituita una società inglese, cosiddetta Ltd, con conto corrente nel Paese elvetico. Questa società doveva poi servire per costituire una srl italiana, incaricata per far pervenire le richieste al curatore.
L’affare Rizzi alla fine sfuma e la figura di Gualtieri ne esce ridimensionata: l’imprenditore tenta di gestire in modo esclusivo l'affare, ma presto si rende conto che gli emissari di Nicolino lo hanno scavalcato in più occasioni. Una dimostrazione che il potere reale risiede a Cutro e la costola emiliana, così come le famiglie reggine di Verona, devono farei i conti con il vertice che si trova in provincia di Crotone.
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