«Iaquinta non fece affari con gli imputati»
Il maresciallo Cotza incalzato dalle domande di Taormina che l’attacca su intercettazioni e riscontri
REGGIO EMILIA. Per un’ora e mezza l’avvocato Carlo Taormina – che difende sia l’imprenditore edile Giuseppe Iaquinta (accusato di associazione mafiosa ed inquadrato dalla Dda fra i “collaboratori” del clan) sia il figlio nonché noto ex calciatore Vincenzo Iaquinta (a processo per una vicenda di armi)– è andato minuziosamente all’assalto dell’operato investigativo del maresciallo dei carabinieri Marcello Cotza di Fiorenzuola d’Arda. In aula a seguire l’incalzante controinterrogatorio del suo legale c’è solo l’imprenditore 59enne che, con sigaro in bocca spento, non perde un passaggio e commenta con le persone che ha vicino. L’obiettivo di Taormina è smontare intercettazioni e pedinamenti, incassando dal testimone non pochi “Non abbiamo poi accertato», ma soprattutto una frase di un certo peso da parte di Cotza: «Non sono stati accertati affari fra Giuseppe Iaquinta e gli imputati». Insomma, pochi riscontri e molte ipotesi investigative. Poca chiarezza anche sull’ormai famoso incontro in odore di riciclaggio datato 19 giugno 2011 che per gli inquirenti sarebbe avvenuto nella Bassa fra i due Iaquinta e la consulente finanziaria Roberta Tattini. Il giorno prima Vincenzo aveva partecipato nel Senese al matrimonio del compagno di squadra juventino Leonardo Bonucci, ma non venne accertato quando era rientrato a Reggiolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
